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Visualizzazione dei post con l'etichetta michele stasi

La chiave nella mano - Un piccolo racconto veneziano

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Alla piccola palestra è il momento del rientro, dei racconti delle vacanze con i figli e la famiglia, gli amici, i ricordi ancora vivi sulla pelle e negli occhi, ma anche i primi segni di stress da rientro e da “ri-comincio”.

Educare alla fatica, educar-si alla fatica 2 - Il dubbio

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Il Post sulla Piccola Palestra Per la Gestione delle Piccole e Grandi Fatiche ha suscitato una certa curiosità rispetto ad un modo di lavorare che mette al centro dell’attenzione il genitore come possibile motore di un cambiamento che parte proprio dalle modalità che utilizza, ma soprattutto dall'approccio alla lettura delle proprie abilità e delle proprie competenze, non come doni naturali o addirittura genetici ma come risultato di un lavoro progressivo e “ad personam" che è possibile impostare per ognuno e che deve rispondere alle esigenze e alle caratteristiche precipue di quello specifico genitore che ha quella specifica famiglia con quegli specifici figli. Qualche anno fa entrai in forte polemica con un ente che pubblicizzava i propri percorsi sulla genitorialità come corsi per avere la patente di genitore e osai osservare che quella formula lasciava presumere che non solo esisteva un modo buono di fare il genitore, valido per tutti, ma che ci fosse anche qualcuno...

Educare alla fatica, educar-si alla fatica

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Sempre più spesso, e ormai da lungo tempo, raccolgo lamentele e preoccupate richieste di consigli e aiuto rispetto alla poca motivazione di bambini e ragazzi messi di fronte ad attività impegnative e complesse che richiedono tempo e costanza per essere affrontate e concluse; insomma rispetto a tutto quello che risulta faticoso.  La fatica è uno di quei temi che (passatemi il bisticcio) si fa sempre molta fatica ad affrontare con i genitori e quando ci si inoltra nella questione - per capire cosa e come si può fare per sostenere i bambini e i ragazzi in quelle impegnative attività che si ritrovano ad affrontare a scuola, così come nella loro vita a casa, nello sport o altrove - si incontra il primo vero ostacolo: la fatica del genitore e la sua difficoltà nel gestire questa complessa questione.  Proprio da questo nasce l’idea della Piccola Palestra Per la Gestione delle Piccole e Grandi Fatiche nella quale, proprio come in un circuito di allenamento si affrontano ...

Silenzio, si cambia! Il gioco del 15- terza parte

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Dopo la chiacchierata coi due genitori sul cambiamento e le sue possibilità e la lieve digressione nelle trame di un bel film tornato in questi giorni nelle sale, ritrovo in studio i due genitori ai quali avevo affidato il mio inseparabile gioco del 15. “Ho capito cosa intende dire quando parla del vuoto” è la prima cosa che la signora mi dice entrando dalla porta dello studio. Il marito la segue e in perfetta sincronia mi lancia uno sguardo tra il divertito e l’imbarazzato.  La signora si sfila il cappotto e la sciarpa e li lascia cadere su una delle sedie contro la parete e viene a sedersi sulla stessa poltroncina che occupa solitamente quando ci vediamo. Il marito si accomoda al suo posto e intanto lei, prima ancora che io abbia richiuso la porta dello studio, ha già ripreso a parlare: “ Io l’ho detto ad Andrea (nome di fantasia così come tutti quelli utilizzati) che noi genitori siamo troppo presenti, che riempiamo tutto lo spazio, come un uovo pieno dove non può ...

Boyhood e il gioco del 15 - seconda parte

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In attesa del ritorno dei due genitori ai quali ho affidato il mio prezioso gioco del 15 , che da anni mi segue ovunque a memento della natura complessa di ogni cambiamento, mi imbatto nel nuovo film di Richard Linklater, che già avevo avuto modo di apprezzare nel suo Fast food nation.  Questa volta il film del regista americano non tratta delle multinazionali del cibo e il titolo “Boyhood” apre su una storia di crescita, di adolescenza, di cambiamento.  Il titolo lascia pensare ad un film sull’adolescenza ma personalmente mi è sembrato un buon film sul cambiamento.  Immaginate di vedere invecchiare progressivamente di dodici anni, una famiglia composta da due bambini e dai loro genitori separati.  Immaginate che ciò che vedete non è il frutto di trucchi cinematografici ed estetici ma il tempo che realmente passa tra un periodo e l’altro della storia. Immaginate che il regista – e con lui gli attori e tutta la troupe – hanno impiegato realmente dodic...

Il gioco del 15 (prima parte)

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“Ma come possiamo fare per cambiare questa situazione?”  Me lo chiede un papà seduto di fronte a me insieme alla moglie guardandomi dritto negli occhi e mantenendo il contatto con la signora toccandole leggermente con una mano il braccio appoggiato sul bracciolo della sedia. 

Il caffè dei papà 5: "Parlare al padre che siamo, parlare tra padri"

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Sono seduto al parco col mio bel giornale che tanto non riuscirò a leggere nemmeno questa volta seduto su questa panchina tiepida sotto un sole che sembra presagire l'estate. In prima pagina si racconta di questo poveruomo che ha ucciso la moglie e i due figli perché, sembrerebbe, doveva far piazza pulita per conquistare una collega della quale si era invaghito e che l'aveva rifiutato adducendo la motivazione che siccome lui era sposato e con figli, lei non se la sentiva di intessere nessuna relazione con lui. Il tizio torna a casa e stermina la famiglia. Il giovane uomo che si è seduto al mio fianco sbircia il mio giornale e come accade negli sketch di due famosi cabarettisti attacca: "Bastardo. Lo impiccherei direttamente nella piazza del suo paese" Mi giro alla volta dell'uomo e rispondo con un timido sorriso, credo imbarazzato, come mi succede ogni volta che la rabbia delle persone le porta a dire cose delle quali poi, nel tempo, ci si potrebbe davvero ...

Il caffè dei papà 4 - Per fare il papà bisogna andare a scuola?

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Lungo una passeggiata al parco un papà mi ha raccontato di suo figlio di cinque anni che gli ha chiesto se per fare il papà bisogna andare a scuola. Alla domanda del bambino, fatta così a bruciapelo la risposta di questo signore quarantenne è stata, per quanto divertita, evasiva ed anche un po’ imbarazzata. Abbiamo riso insieme del simpatico episodio che però ha aperto un varco sul versante di una riflessione intorno alla questione di che cosa si impara e si può imparare facendo il padre.  Personalmente parto del presupposto che ogni relazione è anche una storia di formazione nel senso più ampio e nobile e che dovremmo imparare a leggere le nostre relazioni anche in questo senso, cogliere in esse quella dimensione trasformativa che, comunque sia e comunque vada, amplia e moltiplica la nostra conoscenza.  Mi viene quindi naturale interrogarmi sulla natura formativa della dimensione paterna e su quanto questa relazione costruisce e può costruire in termini di S...

Il caffè dei papà 3

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Tempo fa un carissimo amico mi ha raccontato che quello che pensavo fosse suo figlio, in realtà non lo era.  Nato all’interno del suo matrimonio, poco prima della sua separazione e divorzio, è stato il frutto di una relazione extraconiugale di quella che all’epoca era sua moglie. La cosa che mi ha colpito del racconto è stata la decisione di prendersi cura di un bambino che in quel momento si sarebbe inserito all’interno di una relazione assolutamente instabile tra sua madre e il suo padre naturale che, peraltro, non voleva saperne di riconoscerlo.  A quel punto il mio amico mi racconta che decide di assumersi la responsabilità di costruire una relazione paterna con quel bambino che praticamente cresce con lui visto che nel frattempo matura la decisione di una separazione. Inizialmente tutto procede liscio, senza grandi problemi, anche perché tutti pensano che quel bambino sia suo figlio biologico. Le questioni cominciano ad emergere quando rivela alla sua ...

Il caffè dei papà (un primo sorso)

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Di padri se ne parla, di tanto in tanto, o perché assenti, o perché soli e disperati, arrabbiati, separati, alla ricerca di un’identità. Se ne parla in diversi modi costruendo silhouette, abbozzi, schizzi di ritratto che spesso e volentieri naufragano nell’indefinito. A differenza di quanto si dice delle madri e dei figli dal loro concepimento fino alla loro compiuta adolescenza e giovane adultità, i padri non godono dello stesso interesse e delle stesse immense fatiche investigative, descrittive e analitiche. Un universo sconosciuto, un sistema di galassie tutto da esplorare e interrogare verso possibili definizioni che aprano alla comprensione di una figura tutta da scoprire.  Nelle infinite contraddizioni che caratterizzano tutti gli aspetti delle relazioni umane che si muovono nel contemporaneo, la paternità credo possa rappresentare un terreno di riflessione in grado di rivelare interessanti elementi per comprendere il nostro tempo.  Ma partiamo dall’inizio...

Tolgo il disturbo / 2

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In questi giorni mi è capitato di incontrare la giovane madre di un ragazzino dislessico di seconda media la quale sostiene di avere un problema con le insegnanti di suo figlio. Malgrado le sue insistenze e le sue più che soddisfacenti giustificazioni, le insegnanti richiedono che il ragazzino lavori in gruppo con i compagni per alcuni compiti a casa consistenti in una ricerca da svolgere in biblioteca. La signora mi dice che non può certo scomporre il calendario prestabilito per il figlio consistente in una serie di attività di supporto allo studio e di rinforzo di alcune aree disciplinari che si vanno ad incastrare ad una serie di attività fisiche e sportive che vanno a compendiare i pomeriggi e le serate del ragazzo e non certo per svago ma per una fondamentale necessità di lavorare sulla sua autostima. Si tratta di un sistema di impegni pazzesco che non lascia un attimo di respiro al ragazzino; si alternano ore di studio supportato da figure d’aiuto a ore di studio liber...

Tolgo il disturbo - Ouverture

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Tolgo il disturbo è un vecchio (neanche troppo) film di Dino Risi nel quale un anziano Vittorio Gassman esce dalla clinica psichiatrica dopo una ventina d’anni e torna nella sua casa ormai abitata dalla nuora e dalla nipotina che vivono con il nuovo compagno e da sua figlia.  Ovviamente dopo tutti quegli anni l’anziano uomo, ex direttore di banca, viene vissuto come un problema, un corpo estraneo, un intruso. Durante tutto il film l’anziano signore cozza continuamente contro le norme, le consuetudini, le abitudini comportamentali che definiremmo normali e i suoi comportamenti, oggettivamente neanche poi così pericolosi o sconvenienti, diventano occasione per rimarcare la sua non idoneità, la sua inadeguatezza, la sua azione e funzione disturbatrice. Alla fine del film, dopo diverse peripezie, l’uomo si allontana solitario sulle note di un valzer e toglie il disturbo.  Il film è un buon esempio narrativo che ci apre alla riflessione di come, sempre, difronte all'...