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Ti etichetto (ma io non sono un pacchetto)!

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Ogni genitore desidera che i propri figli crescano nel migliore dei modi e si impegna nella loro educazione, fornendo quelle solide basi sulle quali crescere e sviluppare una dose sufficiente di autostima e capacità di realizzazione. Ecco, la realizzazione dei figli, il desiderio fortissimo che “facciano bene” e la paura viscerale che “facciano male” , sono quelle spinte intrinseche che, se da una parte ci spronano a fare del nostro meglio, dall’altra ci portano spesso a fare del nostro peggio… e quel che è peggio, è che lo facciamo nella convinzione di fare del nostro meglio! La scelta delle parole che pronunciamo e la qualità della comunicazione con i figli, ad esempio, possono influire notevolmente sulla fiducia e sulla sicurezza (o insicurezza) che svilupperanno. Utilizziamo le parole senza renderci pienamente conto dell’effetto che possono sortire (spesso ben più profondo del previsto) e capita che, in seguito ad atti di non gravissima entità - come ad esempio roves...

Dalla valutazione alla rIvalutazione

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Nel nostro ultimo post ( "Tolgo il disturbo" ), Michele Stasi, riferiva del recente libro di Allan Frances ( "Primo, non curare chi è normale" , in libreria per i tipi di Bollati Boringhieri) in cui il noto psichiatra americano ribadisce ciò che da tempo andiamo denunciando, anche dalle pagine di questo blog: la delicatezza con cui andrebbe trattato ogni approccio diagnostico. In linea con Frances, la nostra esperienza clinica e formativa, su tanti casi e anni di corsi su e giù per l'Italia, interagendo con centinaia e centinaia di persone e terapeuti della più differente foggia professionale e provenienza culturale, ci suggerisce, con una certa inequivocabilità, quanto lavoro ci sia ancora da fare affinché ogni riduttivo utilizzo della diagnosi come strumento privativo, divenga invece una risorsa attraverso cui leggere la realtà (o, meglio: una realtà) e, conseguentemente, riflettere su di essa e non, come troppo spesso accade, una gabbia che imprigiona la...