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La nostra cura: "Curare la metafora"

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Nel post "Professioni deliranti" abbiamo provato a riflettere attorno allo strano connubio che si genera tra curante e curato, quando i confini della cura appartengono alla categoria impalpabile e sfumata dell'inorganico: le malattie dell'anima, della psiche. Tuttavia, la considerazione di Aristotele da cui quella riflessione era scaturita (ovvero che le malattie non esistono in sé, bensì esistono quali fatti, creazioni, culturali), sembra abbracciare una dimensione ben più vasta che, se nell'inorganico trova il suo più vistoso monumento, certo non esclude malattie apparentemente più oggettive. In una prospettiva più ampia, dobbiamo, infatti, pensare che l'instabilità diagnostica delle malattie inorganiche, quella instabilità che porta (con troppa leggerezza) a candidare uomini e donne al podio di qualche turba psichica, rappresenta solo l'evidenza di un fenomeno che, Aristotele docet , riguarda il concetto di malattia tutta e, quindi, le malattie ...