Il caso del bambino indemoniato
“Nostro figlio è indemoniato,” così esordì una simpatica coppia, entrando nel mio studio un giorno di primavera. Il posseduto è Enea, un piccolo esserino di quasi quattro anni che, da diversi mesi, impreca amabilmente, sconfinando un paio di volte in accenni di blasfemia. I genitori, due quarantenni credenti e praticanti, nonostante una certa dose di ironia (che gli aiuterà non poco), erano ovviamente più che preoccupati e, dopo diversi falliti tentativi di dissuasione, avevano pensato di farsi aiutare, in parte perché il fenomeno era in aumento e in parte per capire se nascondesse altro. Come mia abitudine, in tutti i casi che coinvolgono soggetti che non presentano problematicità organiche conclamate (soprattutto se bambini), cerco in prima istanza di capire se è possibile operare coinvolgendo l’universo affettivo e relazionale a loro contiguo: la famiglia e i genitori in primo luogo, attraverso una terapia indiretta, affinché siano loro ad agire (alme...