Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta disturbi dell'apprendimento

La "buona" scuola tra formazione e informazione

Immagine
"Non posso insegnare niente a nessuno, solo cercare di farli riflettere" , Socrate Nel IV sec. a.C. Platone, nel Teeteto , introdusse per la prima volta il concetto di  maiuetica socratica, omaggiando così il suo maestro. Con il termine di maieutica (in greco "ostetricia") si intende riferirsi alla visione elaborata da Socrate, grande pensatore ateniese, "che si dichiarava egli stesso simile all'ostetrico, in quanto non presumeva di inculcare agli altri la verità, ma voleva piuttosto aiutare gli altri a ritrovarla in sé stessi e a trarla fuori dalla propria anima" (Enciclopedia Treccani). Sostenendo di "sapere di non sapere", Socrate poneva domande ai suoi discepoli i quali erano stimolati a trovare da soli la risposta più giusta. Allontanandosi dalla visione cattedratica e nozionistica, il filosofo pose le basi a un importante concetto che verrà poi ripreso dalla pedagogia moderna: compito di ogni insegnante dovrebbe essere ...

DSA: il ruolo centrale della famiglia

Immagine
Nel precedente articolo, in cui mi sono occupata di Disturbi Specifici di Apprendimento, ho raccontato il nostro Laboratorio di Apprendimento dal punto di vista dei ragazzi. Sono loro, infatti, i primi fruitori di uno spazio dedicato allo studio con l'ausilio degli strumenti compensativi Anastasis. Ma già in quell'occasione emergeva un'altra figura altrettanto importante, direi centrale, nella relazione educativa: la famiglia. Una grande attenzione meritano questi genitori che con coraggio, oserei dire a volte con determinata ostinazione, si interrogano, si domandano come mai il proprio figlio fa fatica a mettere ordine nella propria testa, non riesce a studiare come gli altri coetanei, sembra quasi non ascoltare i consigli che dispensano i genitori e gli adulti di riferimento. Che fare? Mio figlio sarà un pigro, semplicemente non avrà voglia di studiare... oppure c'è dell'altro che io non riesco a vedere? E se queste domande -che cominciano a circolar...

Magia di lettere e parole

Immagine
Qualche giorno fa ho avuto il piacere di conoscere una nuova bimba. Viso furbetto, capelli biondi, grossi occhioni verdi e un sacco di domande sempre pronte ad uscire fuori. Qualche difficoltà a leggere dicono le maestre. Conferma la mamma, che aggiunge “… spesso confonde le lettere … le b diventano d , e per imparare ad usare la C e la G … che fatica!!!!” Come darle torto poverina! Linea lunga, linea corta, punti, trattini, cerchi, cerchietti …ma è una lezione di Italiano o stiamo studiando Geometria?!   Ai più verrebbe da dire: “…com'è possibile confondere le lettere tra loro? Una è alta, l’altra è bassa; una guarda a sinistra, l’altra da tutt’altra parte!” ma proviamo a pensarci un attimo. Se nel corso di una serata ci presentassero una coppia di gemelli, tanto simili tra loro da potersi distinguere solo per piccoli dettagli, saremmo in grado di distinguerli il giorno successivo se li rivedessimo? Molte delle lettere del nostro sistema di scrittura, so...

Tolgo il disturbo - Ouverture

Immagine
Tolgo il disturbo è un vecchio (neanche troppo) film di Dino Risi nel quale un anziano Vittorio Gassman esce dalla clinica psichiatrica dopo una ventina d’anni e torna nella sua casa ormai abitata dalla nuora e dalla nipotina che vivono con il nuovo compagno e da sua figlia.  Ovviamente dopo tutti quegli anni l’anziano uomo, ex direttore di banca, viene vissuto come un problema, un corpo estraneo, un intruso. Durante tutto il film l’anziano signore cozza continuamente contro le norme, le consuetudini, le abitudini comportamentali che definiremmo normali e i suoi comportamenti, oggettivamente neanche poi così pericolosi o sconvenienti, diventano occasione per rimarcare la sua non idoneità, la sua inadeguatezza, la sua azione e funzione disturbatrice. Alla fine del film, dopo diverse peripezie, l’uomo si allontana solitario sulle note di un valzer e toglie il disturbo.  Il film è un buon esempio narrativo che ci apre alla riflessione di come, sempre, difronte all'...

La nostra cura: "Curare la metafora"

Immagine
Nel post "Professioni deliranti" abbiamo provato a riflettere attorno allo strano connubio che si genera tra curante e curato, quando i confini della cura appartengono alla categoria impalpabile e sfumata dell'inorganico: le malattie dell'anima, della psiche. Tuttavia, la considerazione di Aristotele da cui quella riflessione era scaturita (ovvero che le malattie non esistono in sé, bensì esistono quali fatti, creazioni, culturali), sembra abbracciare una dimensione ben più vasta che, se nell'inorganico trova il suo più vistoso monumento, certo non esclude malattie apparentemente più oggettive. In una prospettiva più ampia, dobbiamo, infatti, pensare che l'instabilità diagnostica delle malattie inorganiche, quella instabilità che porta (con troppa leggerezza) a candidare uomini e donne al podio di qualche turba psichica, rappresenta solo l'evidenza di un fenomeno che, Aristotele docet , riguarda il concetto di malattia tutta e, quindi, le malattie ...