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Visualizzazione dei post con l'etichetta Pedagogia

Quando tuo figlio impiega troppo per studiare

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In tanti anni di lavoro con studenti di varia età e capacità, ho imparato a frazionare questa macro categoria in molte interessanti sottocategorie che mi aiutano a capire come funziona il mondo degli studenti e quali strategie adottare per meglio aiutarli. Una di queste è quella relativa ai tempi di studio. Abbiamo, in questo senso, due sottocategorie più o meno simili per densità, ma opposte per atteggiamento: quella di coloro che dedicano pochissimo tempo allo studio, (a volte perché se ne fregano, altre perché non ne hanno bisogno) e quella di coloro che impiegano una quantità di ore esorbitanti. In entrambi i casi non significa, per inciso, raggiungere buoni o cattivi risultati. Vi sono, infatti, quelli che se ne fregano ma, alla fine, se la cavano sempre, seppur con risultati inferiori rispetto alle possibilità; e pure quelli che, pur passando ore e ore sui libri, ottengono risultati comunque scarsi o insufficienti.  Vi è poi la terza categoria, decisamente minore, di colo...

Il caso del bambino indemoniato

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“Nostro figlio è indemoniato,” così esordì una simpatica coppia, entrando nel mio studio un giorno di primavera.  Il posseduto è Enea, un piccolo esserino di quasi quattro anni che, da diversi mesi, impreca amabilmente, sconfinando un paio di volte in accenni di blasfemia.  I genitori, due quarantenni credenti e praticanti, nonostante una certa dose di ironia (che gli aiuterà non poco), erano ovviamente più che preoccupati e, dopo diversi falliti tentativi di dissuasione, avevano pensato di farsi aiutare, in parte perché il fenomeno era in aumento e in parte per capire se nascondesse altro.  Come mia abitudine, in tutti i casi che coinvolgono soggetti che non presentano problematicità organiche conclamate (soprattutto se bambini), cerco in prima istanza di capire se è possibile operare coinvolgendo l’universo affettivo e relazionale a loro contiguo: la famiglia e i genitori in primo luogo, attraverso una terapia indiretta, affinché siano loro ad agire (alme...

Giochi in famiglia: un messaggio speciale per te!

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Cosa desiderano i bambini dai propri genitori? Cosa vorrebbero comunicare loro? In che modo sognano di trascorrere un po’ di tempo insieme? Non è facile rispondere a questa domanda e c’è chi potrebbe ipotizzare i “soliti” desideri materiali - come una play-station, una bambola nuova o avere libero accesso ai giochi sul tablet - ma al di là di qualsiasi supposizione, realistica o no, per rispondere a queste domande la cosa più semplice da fare rimane una sola: abbandonare indovinelli, congetture e previsioni… e chiederlo direttamente a loro! Le sorprese (e le emozioni) sono assicurate. Siamo sempre così presi dal fare le cose , dal rincorrere gli impegni fra lavoro, casa, scuola e attività varie, che la comunicazione con i figli si riduce spesso a poche – ripetitive – frasi : ti sei lavato i denti? Ti sei vestito? Riordina i giochi! Spegni la TV! Hai fatto i compiti? Mettiti la sciarpa! Magari ci si vede tutti i giorni e questo basta a farci credere che vada bene così, ma sia...

La "buona" scuola tra formazione e informazione

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"Non posso insegnare niente a nessuno, solo cercare di farli riflettere" , Socrate Nel IV sec. a.C. Platone, nel Teeteto , introdusse per la prima volta il concetto di  maiuetica socratica, omaggiando così il suo maestro. Con il termine di maieutica (in greco "ostetricia") si intende riferirsi alla visione elaborata da Socrate, grande pensatore ateniese, "che si dichiarava egli stesso simile all'ostetrico, in quanto non presumeva di inculcare agli altri la verità, ma voleva piuttosto aiutare gli altri a ritrovarla in sé stessi e a trarla fuori dalla propria anima" (Enciclopedia Treccani). Sostenendo di "sapere di non sapere", Socrate poneva domande ai suoi discepoli i quali erano stimolati a trovare da soli la risposta più giusta. Allontanandosi dalla visione cattedratica e nozionistica, il filosofo pose le basi a un importante concetto che verrà poi ripreso dalla pedagogia moderna: compito di ogni insegnante dovrebbe essere ...

Il gioco del 15 (prima parte)

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“Ma come possiamo fare per cambiare questa situazione?”  Me lo chiede un papà seduto di fronte a me insieme alla moglie guardandomi dritto negli occhi e mantenendo il contatto con la signora toccandole leggermente con una mano il braccio appoggiato sul bracciolo della sedia. 

Il beneficio della frustrazione

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“Prendete il migliore studente della classe, quello che fa sempre bene: verifiche e interrogazioni perfette. Chiamatelo alla cattedra e, dopo qualche domanda di quelle senza scampo, come solo chi insegna sa fare, appioppategli un bel 4. A lui o lei avrete fatto il più bel regalo e, magari, col tempo e un po’ di saggezza, potrà pure esservi grato.”. Questo mi capita di condividere con insegnanti e professori che, tra lo sbigottito e il divertito, sono malcapitati a qualche mia formazione. Al di là della boutade , di cui ogni sana formazione si deve nutrire, la provocazione non è affatto gratuita. Così come il supporto al soggetto in difficoltà (dai disturbi dell’apprendimento, alle forme più ostacolanti di deficit), passa anche per un’adeguata stimolazione della sua autostima e “volontà di fare”, incentivata da una attribuzione del voto approssimato per eccesso (benzina rinforzante e sedante le tante frustrazioni che spesso è costretto a subire); allo stesso modo per il s...

Il caffè dei papà 4 - Per fare il papà bisogna andare a scuola?

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Lungo una passeggiata al parco un papà mi ha raccontato di suo figlio di cinque anni che gli ha chiesto se per fare il papà bisogna andare a scuola. Alla domanda del bambino, fatta così a bruciapelo la risposta di questo signore quarantenne è stata, per quanto divertita, evasiva ed anche un po’ imbarazzata. Abbiamo riso insieme del simpatico episodio che però ha aperto un varco sul versante di una riflessione intorno alla questione di che cosa si impara e si può imparare facendo il padre.  Personalmente parto del presupposto che ogni relazione è anche una storia di formazione nel senso più ampio e nobile e che dovremmo imparare a leggere le nostre relazioni anche in questo senso, cogliere in esse quella dimensione trasformativa che, comunque sia e comunque vada, amplia e moltiplica la nostra conoscenza.  Mi viene quindi naturale interrogarmi sulla natura formativa della dimensione paterna e su quanto questa relazione costruisce e può costruire in termini di S...

La famiglia co-terapeuta

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Una delle caratteristiche fondanti del metodo LogoPaideia , che in questo nostro blog e da differenti punti di osservazione, stiamo cercando di restituire ai nostri lettori, è la presenza, nel team terapeutico, della famiglia, quale attore protagonista che partecipa attivamente all'osservazione e alla cura del soggetto in terapia e collabora col terapeuta affinché sia possibile un inquadramento clinico approfondito e la predisposizione di un percorso mirato ed individualizzato, a partire da quelle conoscenze uniche e irriducibili che solo può possedere chi vive ogni giorno il sintomo, il disagio, il disturbo, la disabilità: un punto di vista sempre sottratto al terapeuta, e per questo tanto importante. La famiglia, dunque, nel metodo LogoPaideia non è quella “cosa” bistrattata da tante discipline che ne presumono la cura o, comunque, vissuta dal terapeuta come disturbante e impedente la reale efficacia della terapia (creandosi, più spesso di quanto non sappia o creda, un ali...

Il caffè dei papà 2

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“La mia infanzia è come un paese felice, del quale mio padre è l'assoluto regnante! Egli era sempre di passaggio, sempre in partenza; ma nei brevi intervalli che trascorreva A Procida, io lo seguivo come un cane. Dovevamo essere una buffa coppia, per chi ci incontrava! Lui che avanzava risoluto, come una vela nel vento, con la sua bionda testa forestiera, le labbra gonfie e gli occhi duri, senza guardare nessuno in faccia. E io che gli tenevo dietro, girando fieramente a destra e a sinistra i miei occhi mori, come a dire: «Procidani, passa mio padre!” (Elsa Morante) In una chiacchierata tra padri capita che si cominci a parlare di quell’orgoglio nei nostri confronti che ogni tanto sentiamo nei nostri figli e che loro hanno bisogno di comunicare, di esprimere, di sottolineare. Si tratta di una sensazione gradevole che ci scalda, che ci mette per un istante al centro dell’universo, che ci fa sentire importanti e che, se passiamo dolcemente la lingua tra i denti tenendo ser...

Il caffè dei papà (un primo sorso)

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Di padri se ne parla, di tanto in tanto, o perché assenti, o perché soli e disperati, arrabbiati, separati, alla ricerca di un’identità. Se ne parla in diversi modi costruendo silhouette, abbozzi, schizzi di ritratto che spesso e volentieri naufragano nell’indefinito. A differenza di quanto si dice delle madri e dei figli dal loro concepimento fino alla loro compiuta adolescenza e giovane adultità, i padri non godono dello stesso interesse e delle stesse immense fatiche investigative, descrittive e analitiche. Un universo sconosciuto, un sistema di galassie tutto da esplorare e interrogare verso possibili definizioni che aprano alla comprensione di una figura tutta da scoprire.  Nelle infinite contraddizioni che caratterizzano tutti gli aspetti delle relazioni umane che si muovono nel contemporaneo, la paternità credo possa rappresentare un terreno di riflessione in grado di rivelare interessanti elementi per comprendere il nostro tempo.  Ma partiamo dall’inizio...

Tolgo il disturbo / 2

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In questi giorni mi è capitato di incontrare la giovane madre di un ragazzino dislessico di seconda media la quale sostiene di avere un problema con le insegnanti di suo figlio. Malgrado le sue insistenze e le sue più che soddisfacenti giustificazioni, le insegnanti richiedono che il ragazzino lavori in gruppo con i compagni per alcuni compiti a casa consistenti in una ricerca da svolgere in biblioteca. La signora mi dice che non può certo scomporre il calendario prestabilito per il figlio consistente in una serie di attività di supporto allo studio e di rinforzo di alcune aree disciplinari che si vanno ad incastrare ad una serie di attività fisiche e sportive che vanno a compendiare i pomeriggi e le serate del ragazzo e non certo per svago ma per una fondamentale necessità di lavorare sulla sua autostima. Si tratta di un sistema di impegni pazzesco che non lascia un attimo di respiro al ragazzino; si alternano ore di studio supportato da figure d’aiuto a ore di studio liber...

Dalla valutazione alla rIvalutazione

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Nel nostro ultimo post ( "Tolgo il disturbo" ), Michele Stasi, riferiva del recente libro di Allan Frances ( "Primo, non curare chi è normale" , in libreria per i tipi di Bollati Boringhieri) in cui il noto psichiatra americano ribadisce ciò che da tempo andiamo denunciando, anche dalle pagine di questo blog: la delicatezza con cui andrebbe trattato ogni approccio diagnostico. In linea con Frances, la nostra esperienza clinica e formativa, su tanti casi e anni di corsi su e giù per l'Italia, interagendo con centinaia e centinaia di persone e terapeuti della più differente foggia professionale e provenienza culturale, ci suggerisce, con una certa inequivocabilità, quanto lavoro ci sia ancora da fare affinché ogni riduttivo utilizzo della diagnosi come strumento privativo, divenga invece una risorsa attraverso cui leggere la realtà (o, meglio: una realtà) e, conseguentemente, riflettere su di essa e non, come troppo spesso accade, una gabbia che imprigiona la...

Non esistono bambini che non vogliono mangiare

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Rientro da un meraviglioso viaggio negli stati uniti, nel quale, oltre a visitare la carismatica New York, città dal carattere imprevedibile e travolgente, ho fatto conoscenza con nuove tecniche per la riabilitazione Logopedica. A dirla tutta mi si è dispiegato davanti agli occhi un nuovo mondo di saperi e di tecniche che per molto tempo ho cercato solo di immaginare!  Il viaggio in America è nato dalla voglia di cercare qualcosa di nuovo, qualcosa che fosse in grado di soddisfare la mia fame di conoscenze e di riempire quel vuoto che anni di terapia avevano creato.  Mi sentivo incompleta: applicare un metodo per tanto tempo ti rende capace di conoscere ogni più piccola sfumatura di quel metodo e di poterlo applicare sempre al meglio cambiando le regole a secondo della necessità, ma sempre rispettando i bisogni della persona e la struttura del metodo.  Eppure qualcosa mancava.  Una sfumatura che rendesse efficaci quegli esercizi per la bocca,...