Boyhood e il gioco del 15 - seconda parte

In attesa del ritorno dei due genitori ai quali ho affidato il mio prezioso gioco del 15, che da anni mi segue ovunque a memento della natura complessa di ogni cambiamento, mi imbatto nel nuovo film di Richard Linklater, che già avevo avuto modo di apprezzare nel suo Fast food nation. 

Questa volta il film del regista americano non tratta delle multinazionali del cibo e il titolo “Boyhood” apre su una storia di crescita, di adolescenza, di cambiamento. 

Il titolo lascia pensare ad un film sull’adolescenza ma personalmente mi è sembrato un buon film sul cambiamento. 
Immaginate di vedere invecchiare progressivamente di dodici anni, una famiglia composta da due bambini e dai loro genitori separati. 

Immaginate che ciò che vedete non è il frutto di trucchi cinematografici ed estetici ma il tempo che realmente passa tra un periodo e l’altro della storia. Immaginate che il regista – e con lui gli attori e tutta la troupe – hanno impiegato realmente dodici anni per girare l’intero film misurandosi non solo con i loro corpi e i loro volti che cambiano ma con un mondo che, tutt’intorno, cambia con loro e malgrado loro.
Se riuscite a immaginare tutto questo, riuscite ad avere una minima idea del film. 

Boyhood non è però solo un interessante film sperimentale, ma un percorso possibile per gettare uno sguardo sul ciclo vitale di una famiglia e dei suoi componenti; uno spaccato sui cambiamenti che ognuno deve affrontare e sull’influenza che ogni cambiamento dell’altro ha su di noi e sulle nostre vite. 

Ci sono adulti che fanno fatica a cambiare, a cercare la propria strada e bambini e ragazzini che incontrano le stesse difficoltà, o che magari, invece trovano sbocchi diversi. 
Una madre che tenta la strada di nuove relazioni che sembrano sfociare sempre nelle medesime strade cieche; un padre perso nei rivoli della vita che compare, di tanto in tanto, e che sembra non portare altro che instabilità e un tocco deciso di strafottente allegria.
E poi c’è la crescita di ognuno, fatta di mille intoppi, di sempre rinnovate speranze e tentativi di cambiare lungo l’intuizione di un qualche progetto di vita. 
La crescita di Mason (il ragazzino protagonista) e di Samantha la sua frizzante sorella, fa da contrappunto alla crescita di due genitori che cambiano insieme al mondo; a dei nonni che cambiano anche loro, aggrappandosi - più o meno disperatamente – a valori e oggetti di un passato che non può esimersi dal confronto coi cambiamenti. 

Non si cambia mai da soli e il cambiamento degli altri, di quelli a noi vicini, soprattutto, ci interroga e ci cambia, in qualche modo, sempre. 
No crescono e cambiano solo i figli, anche i genitori crescono e cambiano e l’alibi del “loro crescono e noi intanto invecchiamo” risulta essere solo la vile menzogna di adulti spaventati dalla possibilità di incontrare e dialogare col cambiamento. 

La mamma di Mason segue i suoi corsi universitari e la strada per diventare psicologa anche se avanti con gli anni e cerca di orientarsi in una vita sentimentale fatta di trappole e sviste alla ricerca di un compagno e cercando di individuarsi nei cambiamenti di due figli da allevare da sola. 

Il papà di Mason vaga per la vita, forse alla ricerca di sogni inconsistenti, per riscoprire nel tempo un possibile cambiamento, tanto profondo e complesso da ritrovarsi nuovamente padre di un nuovo figlio con una nuova compagna e padre rinnovato di Mason e Samantha. 

Tutto cambia. Cambia il mondo, le musiche che accompagnano le nostre giornate normali e particolari; cambiano i modi per comunicare, appaiono i cellulari, i videogiochi , internet, la fotografia digitale; cambiano i linguaggi, i colori delle cose e cambiano, insieme a tutto questo le relazioni tra le persone, i modi di pensarsi genitori, figli, nonni.
E dentro questo mare di cambiamento si generano le onde, più o meno grosse, dei conflitti. 

I conflitti, segno inconfondibile di un mare - quello della vita stessa – che è vivo e ricco di risorse e che può essere navigato se siamo in grado di vederne e riconoscere i cambiamenti e solo sapendo cambiare strategie, convinzioni, e anche le rotte, laddove necessario. 

I cambiamenti non sono solo quelli che vediamo prodursi nei fatti della vita, nelle nostre giornate, nelle nostre relazioni, sono anche i cambiamenti dei nostri modi di vedere le cose, di spiegarci ciò che vediamo e ciò che viviamo; il cambiamento dei nostri paradigmi, delle griglie attraverso le quali leggiamo il mondo e che a volte ci impediscono di farci sorprendere dall'esistenza, dallo scorrere del mondo, dagli altri e finanche da noi stessi. 

I personaggi del film si muovono continuamente dentro i conflitti ordinari e straordinari della vita e ci aiutano a vedere – attraverso vicende che un po’ appartengono ad ognuno di noi – come solo attraverso una presenza e un presidio del cambiamento si possa essere protagonisti nell'immaginazione, nella costruzione , nel tentativo di costruire giorno per giorno la nostra storia, i nostri legami, le nostre relazioni e un po’, forse, la nostra felicità. 

Intanto aspetto il mio gioco del 15 e i commenti dei signori che non me l’hanno ancora restituito.

Michele Stasi