...Ti fidi di me?

Uno degli elementi fondamentali di un trattamento terapeutico è l’Alleanza Terapeutica.

Chi si approccia per la prima volta a un percorso terapeutico spesso lo fa su indicazione di terzi, senza sapere con precisione cosa aspettarsi: riconosce sintomi ai quali non sa dare un nome, e ai quali non sa come rispondere, e cerca dunque una persona preparata cui affidare la propria cura. 

La maggior parte delle persone che contatta il nostro studio lo fa senza sapere con precisione qual è l’entità del disturbo, come evolverà nel tempo e in cosa consiste il trattamento che lo porterà a risolvere il suo disagio. 

La presa in carico prevede che il terapista fornisca risposte alle domande che vengono poste già a partire dal primo colloquio così da colmare i dubbi del soggetto in disagio e porre le basi per una corretta collaborazione. 

Quando parliamo di Alleanza Terapeutica tra curante e curato intendiamo un rapporto di reciproco affidamento basato sulla necessità di cooperare al raggiungimento dell’obiettivo di salute dell'assistito.

Alla luce di questa spiegazione risulta necessario assegnare al curato e alla sua famiglia un ruolo attivo nel trattamento logopedico, che avrà un risvolto positivo se tutte le parti coinvolte sapranno cooperare e collaborare tra loro senza perdere la fiducia riposta gli uni negli altri.

Noi terapeuti del Centro LogoPaideia crediamo nell'importanza di coinvolgere la famiglia nella terapia poiché riteniamo che non sia la singola ora trascorsa a stretto contatto con il terapista a determinare un cambiamento nel curato, bensì la costanza e la determinazione con la quale si affronta il percorso.

Ci sono disturbi per i quali l’obiettivo di benessere perseguito attraverso il trattamento, risulta più facilmente riconoscibile e quindi condivisibile dal terapista e il soggetto della cura. Con altri disturbi si incorre invece nella possibilità di individuare l'obiettivo del trattamento pur non condividendone le modalità di raggiungimento.

Se il ragionamento sopra proposto può essere facilmente applicabile per alcuni disturbi (ad esempio del Linguaggio e dell’Apprendimento), per i quali i genitori hanno il più delle volte ben chiaro l’obiettivo del percorso intrapreso, non si può dire lo stesso per altre problematiche (ad esempio, sempre per stare in ambito logopedico, le disfagie o le afasie).

Per i disturbi più complessi, di natura più gravosa, risulta ancora più importante instaurare un’alleanza terapeutica solida, per quanto ciò risulti a volte difficile. 

Con un adeguato training di informazione e formazione, la famiglia diventa gli occhi e le mani del terapista al di fuori del setting di riabilitazione, nella vita quotidiana del soggetto in disagio.

Si deve dunque mirare a raggiungere una collaborazione solida nella quale il terapista possa fidarsi del lavoro fatto dalla famiglia con e per il curato, e la famiglia stessa possa fidarsi del lavoro e delle indicazioni del terapista. 

Pertanto, ciò che non si dovrebbe mai dimenticare, è che al centro dell’interesse di tutte le persone che gravitano attorno ala persona in cura c’è il desiderio di raggiungere il suo benessere, e tutto ciò che si fa, lo si fa esclusivamente nel suo interesse.

Liliana Procopio