Educare alla fatica, educar-si alla fatica


Sempre più spesso, e ormai da lungo tempo, raccolgo lamentele e preoccupate richieste di consigli e aiuto rispetto alla poca motivazione di bambini e ragazzi messi di fronte ad attività impegnative e complesse che richiedono tempo e costanza per essere affrontate e concluse; insomma rispetto a tutto quello che risulta faticoso. 

La fatica è uno di quei temi che (passatemi il bisticcio) si fa sempre molta fatica ad affrontare con i genitori e quando ci si inoltra nella questione - per capire cosa e come si può fare per sostenere i bambini e i ragazzi in quelle impegnative attività che si ritrovano ad affrontare a scuola, così come nella loro vita a casa, nello sport o altrove - si incontra il primo vero ostacolo: la fatica del genitore e la sua difficoltà nel gestire questa complessa questione. 

Proprio da questo nasce l’idea della Piccola Palestra Per la Gestione delle Piccole e Grandi Fatiche nella quale, proprio come in un circuito di allenamento si affrontano i temi che sottostanno alla questione e si apprendono - attraverso attivazioni e veri e propri allenamenti, tecniche di base e alcune tecniche specifiche per la gestione delle fatiche educative e relazionali con i propri bambini e i propri ragazzi, ma anche con i propri partner - modalità attraverso le quali costruire piccole e grandi strategie. 

Il percorso si sviluppa attraverso alcuni step che partendo dai cosiddetti “fondamentali” va ad articolarsi in incontri specifici per la gestione di alcune particolari fatiche quali quelle che emergono nella gestione dei compiti, dei cambiamenti insiti nei cicli vitali della famiglia, le autonomie e altre questioni che ogni genitore conosce molto bene. 

Perché una piccola palestra? 
Molto semplice, perché le competenze e le abilità per gestire le piccole e grandi questioni educative che competono ai genitori vanno scoperte e coltivate, così come va scoperta e coltivata la cura necessaria che in tutto questo dobbiamo mettere. 

Come stare nella relazione, cosa fare ogni volta che ci si presenta un problema, come comportarci al centro di un evento critico, non ce lo può insegnare nessuno. 

Possiamo invece imparare ad allenare i muscoli che possediamo e che forse da troppo tempo non teniamo in allenamento, non curiamo e lasciamo inattivi, correndo il rischio di un’atrofizzazione. 

Infatti ognuno di noi ha un vero e proprio apparato di muscoli sui quali può contare per poter sviluppare abilità e competenze proprie per garantirsi e garantire ai propri figli una dimensione relazionale serena e adeguata; adeguata a sé e all'altro nel rispetto dell’autenticità e unicità di ogni relazione. 

Ma entriamo nel vivo del nostro percorso cercando di percorrere brevemente il primo step nel nostro percorso di gestione ed educazione alla fatica. 

Probabilmente il primo passaggio è quello di stabilire che senso assume la fatica nella concezione dell’adulto e quale valore esso dà a questa funzione che prevede un uso maggiore di energie (di tipo diverso e di diversa natura) per poter svolgere alcune mansioni e compiti e per raggiungere certi obbiettivi. 

L’immagine stessa della fatica assume nei discorsi le sembianze negative di un male da subire e verso il quale non abbiamo grandi antidoti se non quello di cercare la strada più semplice, spesso banalizzando il percorso stesso e puntando direttamente all'obbiettivo che resta l’unico reale interesse. 

La prima fatica da affrontare è proprio questa; addentrarsi in una riflessione che non si presenta come una soluzione immediata ma che apre soltanto la porta ad un percorso che richiede pazienza, umiltà, attenzione e volontà. 

Eccoli i primi quattro muscoli sui quali costruire i primi esercizi in questa palestra educativa nella quale ci alleniamo per costruire e strutturare nuove possibili visioni educative e relazionali. 

Pazienza ci fa pensare subito al tempo necessario per ogni cosa, a qualcosa che poco ha a che fare col “tutto e subito” al quale abbiamo imparato a tendere, esortati (e ahimè illusi) da mille messaggi più o meno pubblicitari che ci presentano un mondo siffatto. 

Pazienza ha a che fare col tempo, e noi, di tempo ne abbiamo sempre così poco. 
Ormai siamo tutti convinti che ci servirebbero giornate di ventiquattrore per stare nello scorrere di una vita che ha bisogno di adare al ritmo di un orologio impazzito. 

La pazienza rappresenta proprio un canale privilegiato per attraversare il tempo, per ignorare, a volte, quel ritmo impazzito e provare a scorgere quelle cose che normalmente sfuggono ai nostri sensi. 

La pazienza è un’abilità educativa e relazionale che ci dà la possibilità di sintonizzarci con l’altro e poterlo finalmente incontrare in una dimensione di ascolto. 

Umiltà, un’altra parola che poco ricorre nei nostri discorsi e nelle nostre riflessioni, 

Una parola che sembra sminuirci e metterci un po’ sullo sfondo lontano e sbiadito di un quadro dove invece tutto deve essere all'ennesima potenza, folgorante, potente e superbo. 

L’umiltà è un muscolo da allenare con attenzione doviziosa e utile, direi indispensabile, per aprire una porta su una dimensione educativa nella quale ci presentiamo nella nostra autenticità, spogliandoci di ogni superbo vestito che ci induce a tutti quegli atteggiamenti che tendono ad anticipare il sapere dell’altro - senza saperlo - e quello che l’altro pensa, senza ascoltarlo. 
Non può esistere relazione educativa laddove non c’è umiltà. 

L’attenzione, tra questi primi muscoli che andiamo a conoscere in questo allenamento iniziale, rappresenta il grande clima nel quale tutto il nostro discorso può costruirsi e crescere. 

L’attenzione è un valore - non il mero processo cognitivo attraverso il quale ci concentriamo su qualcosa e ignoriamo qualcosa d’altro - e il valore consiste proprio in quel “volgere l’animo” verso qualcuno o qualcosa, costruendo interesse. 

L’interesse è il vero motore dell’attenzione; dedicare sguardo e anima a qualcosa e contemporaneamente trasmettere questo all’oggetto della nostra attenzione. 

Quando ci dedicano un’attenzione ci accorgiamo di rappresentare qualcosa per l’altro.

L’attenzione è lo spazio che si apre nell'accogliente abbraccio che si offre all'Altro, spazio nel quale l’Altro incontra la nostra autenticità. 

Ed ecco il muscolo fondamentale, il primo, quello senza il quale nulla si muove e nulla accade, la volontà

Muscolo indispensabile per poter procedere verso qualsiasi tipo di innovazione e cambiamento, la volontà è una massa muscolare che va riattivata, recuperata e nutrita. 

Una grande forza che può muovere desiderio e immaginazione. 

I primi quattro muscoli sui quali andiamo ad allenarci richiedono fin da subito un lavoro impegnativo ma possibile, sono quelli che dobbiamo sostenere inizialmente per poter poi costruire il resto del nostro percorso, il primo e necessario approccio alla gestione della propria fatica, alla quale dobbiamo educare anzitutto noi stessi. 

Cominciamo a scaldare questi muscoli, ascoltiamone la consistenza, cogliamone il vigore e procediamo ad attivarli in un lento ma costante lavoro. 

Ecco, siamo partiti così nel nostro percorso e in attesa della seconda sessione proviamo ad occuparci qualche minuto al giorno a questi quattro muscoli. 

Per informazioni sul percorso Piccola Palestra Per la Gestione delle Piccole e Grandi Fatiche potete contattarmi al 328 9142846 

Michele Stasi