Diritto di Relazione

Tra le variegate aree e interessi in cui si esplica il lavoro di aiuto alla persona e alla famiglia di cui il centro LogoPaideia si occupa, da qualche anno, con l'avvocato Teresa Laviola, abbiamo intrapreso un'intensa ricerca/intervento attorno a quello che abbiamo battezzato: "Diritto di Relazione".

Si tratta di un concetto che riprende le forme della cosiddetta giustizia alternativa o, per gli amanti anglofoni: "Integrative Law"; appunto un'integrazione delle pratiche e dei metodi del sistema giuridico tradizionale con approcci che guardano agli aspetti umanistici e relazionali, che mai sono esclusi da qualsivoglia disputa.

Oltre alla mediazione familiare e più genericamente dei conflitti, vi sono, ad esempio, pratiche come quella della Giustizia riparativa (Restorative justice), del Diritto collaborativo (Collaborative law), del Diritto preventivo (Preventive law), etc.

Si tratta, di fatto, di un vero e proprio rivolgimento dell'approccio legale classico, apparentemente centrato sulle differenze e sulle divisioni tra le parti in contrasto, verso un approccio che, invece, focalizza il suo operato sulla relazione tra le persone coinvolte e sulla loro capacità di affrontare costruttivamente il conflitto per giungere ad una risoluzione positiva per entrambi.

Il concetto di fondo in cui si traduce in particolare il "Diritto di Relazione", riguarda la capacità e la responsabilità di aprirsi alla legge-sapere dell’Altro per offrire la propria legge-sapere, abbandonandosi a questo rapporto dialogico che è l'unica via di accesso al superamento dell’esperienza dell’ingiustizia, superamento che solo si dà a partire dalla consapevolezza che nessuno ha la piena ed esclusiva disponibilità della «Legge» ma che questa va continuamente ricercata e ridefinita con l’Altro, confrontandosi apertamente in quello spazio tutto da riempire che non sono «Io» e non sei «Tu» e che, comprendendoci al contempo, ci unisce e ci separa: lo iato di quella che chiamiamo «mediazione» in cui, appunto, ogni azione è tesa alla definizione e alla costruzione del media capace di tradurre le nostre soggettive posizioni in un accordo di giustizia.

Conflitti e controversie sono, infatti, elementi costitutivi delle relazioni umane, spinte feconde al cambiamento costruttivo, ma rischiano di abbracciare il loro esatto contrario se non efficacemente accompagnati o, come accade sempre più frequentemente nei sistemi di giustizia contemporanea: quando gli strumenti di tutela del diritto finiscono per impedire la relazione tra le parti coinvolte, relazione disciplinata da terzi, ognuno a difendere il proprio cliente o pervaso da credenze di neutralità.

Il "Diritto di Relazione" auspica, invece, una diversa gestione della giustizia in cui l’esperienza dell’ingiustizia possa essere curata andando oltre ogni indennità e sanzione precostituita: ripristinando le relazioni tra gli individui nelle loro irriducibili singolarità; focalizzandosi sul futuro, identificando i rischi e le condizioni per prevenire il conflitto, considerando non solo i diritti e il benessere delle parti coinvolte ma di quel sistema più complesso cui loro partecipano, come ad esempio i figli.

In questa direzione, da diversi anni promuoviamo uno specifico corso di formazione per avvocati, giudici, magistrati, professionisti del diritto (clicca qui per maggiori informazioni) e, con lo stesso impegno, integriamo questi saperi e questa attenzione anche nei contesti apparentemente (e solo apparentemente) più lontani dalle diatribe della giustizia, come -ad esempio- gli ambiti della cura, in cui relazione e conflitti mai sono disgiunti e vanno disciplinarti come parte integrante del processo di aiuto alla persona.