Da grande voglio fare l'alieno

Mercoledì 4 dicembre 2013, ora tarda del pomeriggio, io e Filippo avevamo appena finito di leggere un brano che racconta di un bambino che sogna, da grande, di poter esplorare lo spazio e di vivere meravigliose avventure atterrando sui pianeti.

“E tu Filippo, cosa vuoi fare da grande?” chiedo io. 
“Io voglio venire da Marte!” mi risponde lui, con gli occhi che esplorano la stanza, ma, in realtà, credo, la sua mente era ancora persa per i pianeti del racconto e pensava alle gigantesche lingue da cui Pic, il protagonista, deve scappare per non essere leccato a morte come un ghiacciolo! 
“Scusa, Filippo, che lavoro sarebbe venire da Marte?" Chiedo io, che ormai adulta, ho perso buona parte della capacità immaginativa dei bambini e non riesco proprio a capire…
“Io da grande voglio fare l'alieno!“ mi dice Filippo con sguardo furbo e un sorriso di chi ha scoperto un lavoro bellissimo! Io e sua mamma abbiamo riso tanto! 

Filippo, 8 anni, forse un po’ alieno lo è già, per questo mondo. 

Filippo, arriva alla terapia logopedica molto piccolo, aveva appena passato i due anni. Filippo non parlava, non guardava l'altro se non nel momento del bisogno. 

Filippo viveva sul suo pianeta, ed il nostro era troppo confuso e rumoroso per essere un buon posto dove atterrare. Filippo ha una diagnosi di Disturbo Pervasivo dello Sviluppo, conosciuta anche come Disturbo dello spettro Autistico. 

Al suo attivo, ha anni di terapia logopedica, pedagogica, psicomotricità, musico-terapia, neuropsichiatria... figure che appaiono e poi spariscono, a volte lasciando un segno positivo e volte lasciando dietro di sé solo cocci. 

I genitori di Filippo hanno all'attivo anni di colloqui con specialisti da cui spesso si sono sentiti dire cose terribili sul proprio figlio. Anni di aspettative, di successi e di fallimenti, di percorsi abbandonati e ricominciati, di cambiamenti inaspettati, di scoperta di un figlio che è in grado di regalare momenti di incredibile gioia e momenti di profondo sconforto. 

Genitori: Cristina e Marco, e le nonne Merina e Teresa (a cui va un grazie enorme per aver accompagnato per anni Filippo a terapia), che sono stati e sono tutt'oggi, alleati basilari e fondamentali, per sondare l'universo di Filippo e per elaborare insieme strategie efficaci che gli permettano di poter atterrare sul nostro pianeta e comprendere le regole che lo governano. 

Genitori attenti e disponibili al confronto, che non si sono mai nascosti, e che con forza e stanchezza, hanno sempre accolto i nostri suggerimenti e si sono ritrovati ad essere genitori e terapisti, medici e pazienti, terrestri e alieni a secondo della necessità. 

Punto fermo di questi anni è sempre stato Filippo: Filippo è il sole. E noi siamo i pianeti che gli orbitano intorno. Tutte le terapie che hanno funzionato con Filippo sono state FilippoCentriche. 

Erano le stereotipie e i comportamenti strani di Filippo che ci indicavano la via. Sono state le prime associazioni tra parole e fatti che ci davano indicazioni di quello che poteva succedere nel suo universo cognitivo. Un universo straordinario: un universo in grado di cogliere piccoli particolari di questo nostro piccolo e ristretto mondo reale e di trasformarli in qualcosa di extra-ordinario. 

Se non fossimo stati capaci di guardare ed osservare e com-prendere quell'universo, oggi Filippo non sarebbe il bambino splendido che è, capace di cogliersi e di com-prendersi, meglio di quanto abbiamo potuto fare noi, e di ri-proporsi a noi per quello che la sua creatività gli ha suggerito: UN ALIENO! 

Un alieno che ha imparato il nostro linguaggio, con tutte le sue regole morfologiche e sintattiche per quanto difficili da apprendere ed utilizzare, che a scuola finisce per primo i compiti e deve poter avere spazio per creare novità, che ancora si scontra con le regole sociali di un pianeta ottuso che spesso non sa andare oltre le regole che lui stesso ha creato. Filippo, al quale la linea retta ed i segmenti sembravano troppo ordinari, ha inventato la LINEA CUA CUA, e alla domanda di Massimo (Massimo Silvano Galli, n.d.a) su che cosa avesse combinato per prendere una nota ha risposto: “Massimo, è troppo complicato!”. 

Filippo che osserva la maestra in classe e poi va alla lavagna a farle l’imitazione.

Filippo che in una settimana di scuola di musica ha imparato più di quello che gli altri hanno imparato in un anno.

Filippo, che dal suo extra-ordinario punto di vista, si è ritagliato la posizione più affascinante e difficile che ci possa essere: essere un Marziano sulla Terra. 

Viviana Gaglione