LogoPaideia

ACCOMPAGNARE

Adulti e minori al superamento dei disagi e dei comportamenti problema legati a crisi momentanee o patologie conclamate, attraverso tecniche e mirati progetti di sviluppo delle abilità linguistiche, creative, affettive, cognitive e degli apprendimenti scolatici, per la crescita e il miglioramento della qualità della vita e delle relazioni.

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Omnis dolor repellendus

COORDINARE

La rete degli interventi dei soggetti in terapia, compreso il rapporto con la scuola, gli insegnanti e gli eventuali educatori extrascolastici, affinché si evitino inutili sovrapposizioni, azioni inefficaci e si faccia tesoro delle esperienze e del sapere di tutti i partecipanti alla cura del soggetto.

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Olimpedit quo minus

ABILITARE

Ri-abilitare al linguaggio e agli apprendimenti scolastici, in un setting ludico educativo, con soggetti con gravi patologie (sordità, s. di down, autismo, cerebrolesioni, etc.), disturbi dell’apprendimento, o lievi disturbi di pronuncia, formando anche la famiglia al processo di riabilitazione.

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Itaque earum rerum

ACCOGLIERE

Adulti e adolescenti che avvertono l’esigenza di ritagliarsi un tempo e uno spazio di osservazione e di ascolto capace di individuare e stimolare il loro bisogno di trasformazione che spesso, se non adeguatamente coltivato, trova solo il malessere quale veicolo per manifestarsi.

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Epudiandae sint molestiae

SUPPORTARE

Famiglie e piccole comunità nelle fasi di crisi e di transizione, nei momenti di ordinaria quotidianità, come nelle situazioni di disabilità permanente, promuovendo le risorse individuali e collettive capaci di produrre benefici e positivi cambiamenti.

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Sahut aut reiciendis

AIUTARE

Coppie in crisi ad affrontare i momenti di difficoltà coniugale, accompagnando le parti a riattivare una sana comunicazione per approdare ad una risoluzione serena dei conflitti verso una ricucitura del rapporto o una pacifica separazione.

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Ti etichetto (ma io non sono un pacchetto)!


Ogni genitore desidera che i propri figli crescano nel migliore dei modi e si impegna nella loro educazione, fornendo quelle solide basi sulle quali crescere e sviluppare una dose sufficiente di autostima e capacità di realizzazione.

Ecco, la realizzazione dei figli, il desiderio fortissimo che “facciano bene” e la paura viscerale che “facciano male”, sono quelle spinte intrinseche che, se da una parte ci spronano a fare del nostro meglio, dall’altra ci portano spesso a fare del nostro peggio… e quel che è peggio, è che lo facciamo nella convinzione di fare del nostro meglio!

La scelta delle parole che pronunciamo e la qualità della comunicazione con i figli, ad esempio, possono influire notevolmente sulla fiducia e sulla sicurezza (o insicurezza) che svilupperanno. Utilizziamo le parole senza renderci pienamente conto dell’effetto che possono sortire (spesso ben più profondo del previsto) e capita che, in seguito ad atti di non gravissima entità - come ad esempio rovesciare inavvertitamente un bicchiere contenente due gocce di succo di frutta - si senta un padre sbottare: “Cretino!”, o madri che rimproverano con un “Sei proprio uno sciocco!” il bambino che ha perso la macchinina al parco giochi, per non parlare di quelle frasi che si sentono tuonare per strada o al supermercato quando i genitori, in preda al panico per il comportamento dei figli, non trovano nulla di meglio da dire: “Se non ti comporti bene, viene la polizia e ti mettono in prigione!”. Chi? Cosa? Perché? Mi portano via?!? PA-NI-CO.

In queste frasi, oltre alla scelta delle parole, quello che si nota è come, a fronte di un comportamento ritenuto non idoneo, venga espresso un giudizio sulla persona. C’è una bella differenza tra dire (e sentirsi dire) “La cosa che hai fatto è un po’ sciocca” o “Sei proprio uno sciocco!”: la prima si focalizza sull’azione compiuta, la seconda esprime un giudizio di valore, la prima è contestualizzata ad un episodio, la seconda generalizza e non offre possibilità di replica… si tratta, cioè, di un’etichetta, con la quale marchiamo la persona che ci sta di fronte e più la pronunceremo nel tempo, anche per episodi futili, più questa etichetta sarà difficile da togliere.

Le etichette al positivo sono meno pericolose? Beh, diciamo che forse sentirsi dare del “genio” possa essere più piacevole che sentirsi dare dello “stupido”, ma anche in questo caso dobbiamo pesare bene alle parole ed al loro utilizzo. Anche un’etichetta al positivo potrebbe infatti creare qualche difficoltà: pensiamo al bambino che fino dalla prima elementare viene etichettato come “genio in matematica”, materia nella quale sicuramente eccelle…peccato che la sua vera passione sia Arte. Verrà probabilmente incoraggiato a fare Ragioneria o il Liceo Scientifico, dovrà rispondere negli anni alle aspettative dei genitori (d’altra parte eccellere in matematica sembra renderli così orgogliosi e felici…) e magari cercare lavoro in ambito economico-amministrativo, rinunciando alla sua vera passione. Potrà eccellere nella vita e nel lavoro, ma a caro prezzo, visto che dovrà rispondere ad un ruolo che – anno dopo anno, etichetta dopo etichetta – gli è stato cucito addosso, impedendogli di scoprire e di seguire le sue naturali inclinazioni.

Un bambino “etichettato” come bravissimo dovrà sempre mantenere e addirittura superare le aspettative che gli altri ripongono su di lui/lei, mentre un bambino “etichettato” come quello che non si impegna, faticherà a trovare la giusta motivazione per fare meglio, soprattutto se – come avviane in molti casi -  quando finalmente porterà a casa un bel voto, i genitori daranno per scontato che abbia copiato o gli ricorderanno: “Visto che se vuoi puoi fare bene? La prossima volta DEVI fare ancora meglio, mi raccomando!”, come se quel piccolo miglioramento, frutto di tanto impegno, non fosse mai abbastanza.

La critica, se ben fatta, può anche essere costruttiva, ma deve avere alcune caratteristiche che la rendono tale. In particolare deve:
-       essere contestualizzata e limitata al singolo fatto/episodio;
-       evitare le generalizzazioni (tutti, sempre, mail, ecc.) ed i paragoni;
-       essere fatta con calma e non come sfogo personale;
-       non contenere un giudizio sulla persona;
-       evitare di essere fatta pubblicamente (gogna pubblica);
-       non sminuire/mortificare/deridere;
-       dare la possibilità di spiegare la propria versione dei fatti;
-       avere fiducia nella possibilità di migliorare;
-       dare spunti ed indicazioni sul come fare.

In questo modo potremo fornire dei suggerimenti per il miglioramento, sostenendo chi ci sta attorno in un percorso di crescita e maturazione che non significa averla sempre vinta o pensare che sia tutto facile, ma sviluppare una giusta dose di fiducia in se stessi, di tolleranza all’errore (proprio e altrui) e di speranza nella possibilità di crescere valorizzando la propria strada.

Attenzione quindi alle parole che usiamo: evitiamo, in particolare, che diventino etichette che appiccichiamo con facilità alle persone (in primis ai bambini). Un conto, infatti, è rendersi conto di avere fatto una cosa un po’ sciocca, un altro è pensare di essere uno sciocco! In particolare se questa modalità verrà utilizzata ripetutamente, ecco che una semplice parola con il tempo si trasformerà in un’etichetta, che magari abbiamo attaccato con un po’ troppa superficialità, ma che chi porta farà fatica a staccarsi… la colla in certi casi è davvero potente!

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COMPITI PER LE VACANZE.............PER MAMMA E PAPA'!



Ed ecco che le tanto aspettate e sperate vacanze sono finalmente arrivate. I vostri bimbi, grandi e piccini, avranno come al solito i loro compiti delle vacanze da eseguire..Ebbene questa volta ho pensato "e perché non dare qualche compito anche ai genitori?". Insomma è giusto che anche voi genitori vi teniate in allenamento durante l'estate senza dimenticare tutti i consigli dati in quest'anno.
Di seguito quindi elenco qualche piccolo compitino he potrebbe essere utile tenere a mente, ricordare e (perchè no?) eseguire.

✓ Non lasciate che il vostro bimbo passi l’intera giornata davanti alla televisione. Giocate con lui attraverso giochi simbolici e interattivi, costruiti e ideati insieme, stimolando e arricchendo la sua fantasia;

✓ Con l'arrivo delle belle giornate giocate all'aperto e fate scoprire al vostro bimbo le bellezze del mondo all'aperto, lontano da videogames e giochi elettronici;

✓ Fate scoprire il linguaggio al bambino, accompagnando ogni azioni, gioco, momento della giornata con la parola;

✓ Ritagliatevi un po’ di tempo nell’arco della giornata per cantare canzoncine, recitare filastrocche e leggere/raccontare storie al vostro bambino;

✓ Parlate normalmente al bambino, in modo rilassato e lento, commentate quello che state facendo, stimolatelo a raccontare e dialogare;

✓ Ascoltate il bambino quando parla, anche se mostra difficoltà, senza far trapelare fretta o insofferenza, e lasciate che concluda sempre il suo discorso, anche se richiede più tempo;

✓Cercate di non interrompere o anticipare l’eloquio di vostro figlio, completando le parole o le frasi;

✓ Riformulate la produzione «scorretta» del bambino senza sottolineare il suo errore: il bambino impara implicitamente dal vostro modello; quindi è importarne dargli un modello corretto dal punto di vista
linguistico, senza storpiare le parole o pronunciarle nel modo in cui le pronuncia lui;

✓ Espandete il suo enunciato, senza pretendere la ripetizione forzata;

✓ Non «ricattate» per avere la produzione corretta, non obbligate il bambino a ripetere;

✓ Non sottolineate o ingigantite il «problema» del bambino ma cercate sempre di fargli scoprire e valorizzare le altre qualità in modo da aumentare la sua autostima;

✓ Non fingete di non capire per far si che il bambino si «sforzi» a ripetere e pronunciare la parola o la frase corretta. Questo atteggiamento non fa altro che aumentare la frustrazione del piccolo e di conseguenza la paura del parlare e i comportamenti di evitamento e fuga dalla relazione.

✓ Ma soprattutto...Divertitevi, rilassatevi e riposate!!







BUONE VACANZEEEEE!!

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Attività sui prerequisiti della letto-scrittura: proposte per le insegnanti e il lavoro in gruppi



Nell’articolo di oggi, a seguito dei precedenti articoli in cui venivano trattati gli indici predittivi e i prerequisiti per l’apprendimento della letto-scrittura, verranno esposte alcune proposte per attività da svolgere in ambito scolastico, utili per le maestre e facilmente adattabili anche al lavoro di gruppo.
Andremo quindi a proporre attività su:
- Competenze metafonologiche
- Percezione visiva e integrazione visuo-motoria
- Attenzione visuo-spaziale

• Competenze metafonologiche
In questa parte verranno descritte alcuni giochi per lavorare sulle competenze metafonologiche che risultano un prerequisito importante e fondamentale per l’apprendimento della letto-scrittura.
- Le parole in movimento: si ritiene fondamentale iniziare il percorso proponendo un’attività di movimento, in modo che i bambini possano capire, provando e guardando, la composizione delle parole. Si creeranno, dunque, dei percorsi con cerchi a terra e, dopo aver pescato un’immagine, il bambino dovrà saltare in tanti cerchi quanti il numero delle sillabe, pronunciandole ad alta voce. Dalla parte opposta della fila di cerchi il suo compagno, che non avrà visto l’immagine pescata, dovrà fondere le sillabe e trovare la parola corretta. In seguito verranno scambiati i ruoli.
Dopo aver provato saltando, la stessa dinamica del gioco verrà svolta battendo le mani tante volte quante il numero delle parti componenti la parola data.
- Ricostruiamo le immagini: questa seconda attività è da svolgere a tavolino, in quanto si tratta di un’attività carta e matita. Verranno consegnate ai bambini diverse immagini già divise in parti in base al numero delle sillabe (ogni immagine riporterà in basso anche la sillaba corrispondente scritta in stampato maiuscolo). Ai bambini sarà richiesto di ricostruire le immagini cercando e unendo i cartoncini corretti.
- Dividiamo le parole: anche questa è un’attività carta e matita. Si consegneranno ai bambini delle fotocopie con diverse figure: l’esercizio sarà quello di disegnare a fianco di ogni figura tanti pallini in riga quante le sillabe della parola. Questa attività può essere svolta sia in autonomia, per cui ogni bambini lavora da solo, sia in gruppo, dividendo prima tutti insieme le parole con l’aiuto del battito delle mani e poi disegnando i pallini colorati.
- Gioco dell’oca delle parole: questa è un’attività ludica attraverso la quale si lavorerà contemporaneamente sulla capacità di sintesi che su quella di segmentazione. Il gioco è quello del giro dell’oca con la differenza che al posto del dado verranno pescate delle immagini e i movimenti delle pedine saranno regolati dal numero delle sillabe della figura pescata. Nelle diverse caselle in cui si fermeranno le pedine verrà chiesto al giocatore di indovinare la parola che la maestra gli dirà divisa in sillabe.
- Ogni cosa al suo posto: in questo caso si va a lavorare sempre su competenze metafonologiche, ma leggermente diverse rispetto a quelle finora citate, in quanto includono anche un’analisi e una maggior attenzione al suono della sillaba. In questa attività verranno proposte ai bambini due casette, ognuna delle quali avrà un’immagine target. I bambini dovranno incollare dentro la casetta corretta le altre figure date dividendole e riordinandole in base alla sillaba iniziale. Questo esercizio verrà fatto inizialmente con le sillabe e poi verso la fine dell’anno scolastico si proverà a proporre ai bambini il fonema iniziale.
- Un treno carico carico di…: anche in questo compito si va a lavorare sul riconoscimento di sillaba iniziale. I bambini saranno invitati a trovare tutte le parole che iniziano con una sillaba scelta dalla maestra. Le parole dette poi potranno essere disegnate e rappresentate dai bambini. Anche in questo caso si può gradualmente passare dalla presentazione della sillaba a quella del fonema.
- Domino con le parole: quest’ultima è anch’essa un’attività ludica che incorpora tutte le competenze metafonologiche trattate finora. Il gioco è quello del domino ma al posto delle classiche tesserine con i pallini si useranno figure e immagini. Data un’immagine iniziale posizionata sul tavolo di gioco il bambino dovrà dividere la parola in sillabe e trovare la sillaba finale; in seguito sarà invitato a scegliere tra le sue carte una parola che inizi con la sillaba trovata e, in caso, posizionarla sul tavolo accanto all’immagine di partenza. Il secondo giocatore dovrà procedere nello stesso modo, cercando di completare la catena. Se non si dovesse avere una carta adatta si passa il turno.
Queste sono alcune attività utili per potenziare le competenze metafonologiche e la capacità di manipolazione delle parole da poter svolgere in piccoli gruppetti.

• Percezione visiva
In questa sezione verranno analizzate le proposte per potenziare le competenze di percezione visiva e integrazione visuo-motoria.
 Posizione nello spazio
- Mimo: anche in questo caso, come per le competenze metafonologiche affrontate in precedenza, si ritiene opportuno iniziare con attività più motorie, dove i bambini possano muoversi e percepire il movimento. Una prima attività proposta riguarda la capacità di imitazione: ai bambini verrà chiesto di imitare il compagno davanti, che verrà invitato a mettersi in una determinata posizione con le gambe e le braccia.
- Movimenti nello spazio: anche questa è un’attività di movimento: al muro verrà appeso un cartellone raffigurante delle frecce rivolte in diverse posizioni nello spazio: destra/sinistra, avanti/indietro. I bambini, in fila davanti al cartellone e seguendo il ritmo dato dalla maestra, dovranno muoversi nello spazio, spostandosi di un passo in base alla direzione delle frecce.
- Alla ricerca dell’oggetto: questa è un’attività carta/matita. Ai bambini verrà consegnato un foglio con un disegno in alto e verrà chiesto loro di andare a cercare tutti gli altri oggetti uguali a quello rappresentato e nella stessa posizione (es: una tazzina col manico a destra). Inizialmente si proporranno immagini conosciute (quali fiorellini, tazze, animali, ecc); in seguito si passerà a simboli, che richiedono al bambino un’analisi più approfondita dello stimolo, in quanto non noto e, in conclusione, nella seconda metà dell’anno accademico, si potranno presentare anche grafemi in stampato minuscolo (che per il bambino avranno la stessa valenza dei simboli) ma grazie ai quali si potrà andare a lavorare sulla capacità di percezione visiva e sulla specularità.
- Costruzioni: il gioco delle costruzioni è un’attività ludica che incorpora le diverse competenze analizzate in questi primi punti: al bambino verrà chiesto di ricostruire delle figure e delle immagini unendo, spostando e incastrando pezzi di legno, lego o cartoncino. Inizialmente la figura da ricopiare sarà una costruzione, quindi risulterà tangibile per il bambino, successivamente si proporranno delle immagini disegnate su un foglio e i bambini dovranno prima di tutto estrapolare i diversi pezzi che compongono la figura e poi tenere conto della tridimensionalità.
 Figura-sfondo
- Intreccio e scopro: si prepareranno dei disegni di figure diverse su fogli trasparenti, che verranno poi ritagliati. Insieme ai bambini si mostreranno le figure e si faranno diversi giochi di manipolazione, scambiando l’ordine e le diverse sovrapposizioni. I bambini saranno invitati a osservare e riflettere sulla figura che si creerà e sulle diverse parti che la compongono. Dopo una prima prova collettiva i bambini potranno procedere a coppie: un compagno creerà l’immagine finale e l’altro dovrà capire le diverse figure che la compongono.
- Trova le figure: la tipologia di esercizio è simile a quella illustrata nel punto precedente, ma in questo caso le figure verranno presentate già disegnate su un foglio normale A4 e non trasparente. Ai bambini darà richiesto di identificare tra una serie di immagini quelle componenti la figura stimolo. Inizialmente si proporranno disegni noti, quali per esempio fiori, animali, oggetti ecc, poi si passerà a figure geometriche e, infine, verso la fine dell’anno scolastico, a lettere nell’allografo stampato maiuscolo. Questo esercizio verrà svolto dapprima su sfondo bianco uniforme, poi si introdurranno ulteriori sfondi confondenti, quali onde del mare, fili d’erba, raggi solari, bolle ecc.
- La figura nascosta: su un foglio a quadretti di 1 cm verranno disegnate delle forme e delle lettere seguendo esattamente la riga del quadretto che quindi sarà in quei tratti più marcata. Il compito dei bambini sarà quello di cercare, trovare e riprodurre a lato la figura che vedono.
- Cosa apparirà..?: si presenteranno ai bambini dei riquadri con diverse forme incastrate tra loro, alcune delle quali conterranno un pallino nero al loro interno e altre no. Ai bambini verrà chiesto di colorare solo le forme con il pallino, seguendone esattamente il contorno. Al termine del compito all’interno del riquadro apparirà un’immagine conosciuta.



Le ultime attività che vengono proposte riguardano la competenza visuo-spaziale ed esplorazione dello spazio, considerata anch’essa un importante prerequisito per l’apprendimento della letto-scrittura,. Di seguito vengono elencate alcune attività, che si possono svolgere sia in ambito di gruppo sia individualmente.
- Trova le differenze: dati due disegni apparentemente simili ai bambini verrà chiesto di trovare le differenze tra i due disegni. Sarà utile segnare il numero totale delle differenze da cercare.
- Le bandiere: si presenterà un foglio rappresentante uno stimolo target in alto e sotto tanti riquadri come se fossero bandiere mosse dal vento. Al bambino verrà chiesto di cercare la bandiera corretta che rappresenti lo stimolo target. Inizialmente quest’attività verrà svolta proponendo immagini conosciute e simboli, successivamente si potranno presentare anche sequenze di stimoli (anche in questo caso ci saranno dapprima disegni noti, come per esempio una sequenza di fiore-cuore-sole, e in seguito di simboli e lettere).
- Completa la figura: ai bambini verranno consegnati dei fogli rappresentanti dei disegni come un puzzle ai quali però manca un pezzetto. La richiesta del compito è quella di andare a cercare il pezzo di puzzle corretto tra le diverse scelte rappresentate.
- Continua tu..: si daranno ai bambini delle fotocopie presentati delle serie di disegni (per esempio: sole-casa-albero). Il bambino dovrà continuare a disegnare la serie rispettando l’ordine di presentazione degli elementi. Come già specificato in altre attività, inizialmente si proporranno disegni noti, poi simboli e forme ed infine lettere. In questa particolare attività si varieranno nel tempo non solo le caratteristiche stesse degli stimoli ma anche la lunghezza della serie, che sarà composta dapprima da tre elementi e poi gradualmente si aumenteranno.

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Giochi in famiglia: un messaggio speciale per te!


Cosa desiderano i bambini dai propri genitori? Cosa vorrebbero comunicare loro? In che modo sognano di trascorrere un po’ di tempo insieme? Non è facile rispondere a questa domanda e c’è chi potrebbe ipotizzare i “soliti” desideri materiali - come una play-station, una bambola nuova o avere libero accesso ai giochi sul tablet - ma al di là di qualsiasi supposizione, realistica o no, per rispondere a queste domande la cosa più semplice da fare rimane una sola: abbandonare indovinelli, congetture e previsioni… e chiederlo direttamente a loro! Le sorprese (e le emozioni) sono assicurate.

Siamo sempre così presi dal fare le cose, dal rincorrere gli impegni fra lavoro, casa, scuola e attività varie, che la comunicazione con i figli si riduce spesso a poche – ripetitive – frasi: ti sei lavato i denti? Ti sei vestito? Riordina i giochi! Spegni la TV! Hai fatto i compiti? Mettiti la sciarpa! Magari ci si vede tutti i giorni e questo basta a farci credere che vada bene così, ma siamo davvero sicuri che il tempo trascorso assieme sia tempo di qualità? E che lo stiamo investendo nel migliore dei modi possibili?

Vi faccio l’esempio di un genitore che porta il figlio al parco e ne approfitta per sedersi su una panchina per finire le ultime telefonate/mail di lavoro: è vero che ha portato il figlio al parco e che il bimbo si diverte, ma se in quell’ora mettesse in pausa il telefono anche solo 10 minuti per giocare, a mio avviso il loro tempo insieme avrebbe un valore aggiunto in più, senza nulla togliere agli amichetti o al lavoro.

Trascorrere del tempo insieme non significa semplicemente condividere gli stessi spazi. Certo, è importante e permette di stare vicini, pur facendo cose diverse. Ma a volte basterebbe davvero poco, come un attimo per un abbraccio, una carezza, un “Ciao, come stai?”, per poi riprendere le proprie attività, sapendo però di aver creato vicinanza vera, che è anche e soprattutto condivisione (di un gioco, di un’idea, di un’emozione…).

Quante volte ci ricordiamo di chiedere al nostro partner: “Come stai”? Quante volte lo chiediamo ai nostri figli? Sono due parole semplicissime eppure così difficili da pronunciare… soprattutto quando chiederli comporta il fermarsi ad ascoltare, posare il telefono, spegnere la TV, dedicare del tempo per osservare, entrare nel mondo dell’altro ed essere sinceramente curiosi di sapere come sta.

Ultimamente ho condotto un laboratorio pedagogico dal titolo Un messaggio speciale per te!, in cui chiedevo ai bambini di scrivere (o disegnare) cosa avrebbero voluto fare quella sera, una volta arrivati a casa, con i propri genitori (o con mamma, o papà, i  nonni, ecc.) e sapete quali sono state le richieste più gettonate? Fare le coccole, giocare, ridere e scherzare, essere felici.

Toccante, eh? E’ una semplicità disarmante, che ci può sorprendere e commuovere, ma che può e deve anche farci riflettere su quanto questi piccoli/grandi gesti d’amore rivestano un ruolo fondamentale, tanto da rappresentare il desiderio più grande per un bambino.

Potete facilmente replicare il laboratorio a casa. Ecco l’occorrente ed alcuni spunti per farlo:

- materiale: fogli bianchi e/o colorati, penne e pennarelli, stickers, glitters, stampini, forbici, colla, buste;
- per ogni messaggio (scritto o disegnato, a seconda dell’età del bambino) utilizzare un foglio ed una busta;
- preparare un messaggio/busta per ciascun membro della famiglia;
- sul foglio: scrivere/disegnare come si vorrebbe trascorrere un po’ di tempo insieme (es. invito per cenetta romantica, giocare alle costruzioni, fare le coccole, raccontare barzellette, ecc.);
- imbustare ed affrancare (con un timbrino), specificando il nome del mittente e del ricevente (moglie, marito, papà, mamma, figlia, figlio, nonni e così via…);
- decorare a piacere, lasciando campo libero alla fantasia;
- alla sera, scambiarsi i messaggi direttamente o nasconderli sotto il cuscino o magari organizzare una caccia al tesoro;
- darsi un tempo (es. una settimana) entro cui realizzare tutti i messaggi richiesti e pianificarli (es. nel weekend o domani dopo scuola).

In questo modo potrete abituarvi con facilità ad esprimere i vostri desideri, a comprendere quelli degli altri e a ritagliarvi del tempo di qualità da trascorrere insieme in un modo davvero speciale. 

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Fonermi e Sacchetti

ULTIMI POSTI 

30 aprile 2016
CORSO LOGOPEDEIA

FONEMI

NEI SACCHETTI

Dalle prassie articolatorie 

all’impostazione dei fonemi con gli

 oggetti


  POSTI LIMITATI A 30 ISCRITTI


MATERIALI
Oggetti e Sacchetti!!!!
Attraverso l'uso di oggetti creeremo dei sacchetti di parole foneticamente bilanciati, in modo da poter dare al nostro piccolo paziente la possibilità di imparare a inserire un fonema, all'inizio, in una struttura linguistica semplice e successivamente sempre più articolata.
Esploreremo le competenze di comprensione e produzione del linguaggio attraverso la consegna, le azioni, la denominazione degli oggetti stimolando abilità di associazione e memorizzazione acustica e articolatoria via via più complesse.  
Una prima parte della mattinata sarà dedicata a comprendere l’importanza di saper e poter “denominare” e “dominare” il mondo che ci circonda. Dopo una breve introduzione al Metodo Oralista Cognitivo della Prof. Adriana De Filippis, per comprendere da quali intuizioni e sperimentazioni ha origine l’uso degli oggetti e dei sacchetti foneticamente bilanciati, passeremo alla pratica.
Durante la pratica verranno introdotti e spiegate la modalità di presentazione dei sacchetti per poi sperimentarne realmente l’uso con simulazioni tra i vari partecipanti.
Parte del pomeriggio sarà dedicato alla visione di video dove gli esercizi appena sperimentati vengono proposti a diverse tipologie di pazienti, così da poter avere un quadro più completo sulle possibili applicazioni, sulle difficoltà che si possono incontrare e sulle modalità per affrontarle.



I METODI
Nel Metodo Oralista Cognitivo secondo De Filippis è data una grande importanza alla preparazione degli organi fonatori per poter impostare in maniera corretta un fonema e poterlo poi inserire in una parola articolata in maniera corretta e intellegibile.


Attraverso l'uso di oggetti è possibile lavorare sull'apprendimento del linguaggio attraverso un'imprinting cerebrale incancellabile che riveste di parola un oggetto e lo fissa nel proprio universo cognitivo per poterlo pensare e ragionare.

DOCENTI
La giornata sarà tenuta da Viviana Gaglione (logopedista), Dott. Massimo Galli (pedagogista), Cecilia Brogi (logopedista).

LUOGO
La giornata si svolgerà a Milano, presso il World Service (http://www.worldservicesas.it/)
in Piazza IV Novembre 4, Milano.
È situato di fianco alla stazione Centrale di Milano.

MODALITA' DI ISCRIZIONE
Il costo della giornata  è di 
80 euro + 4% per tutte le figure professionali 
65 + 4% per gli studenti
Chi ha già partecipato ad un altro Corso Logopaideia avrà il 10% di sconto.
Non sono stati chiesti crediti ECM.
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Famiglia 2.0


Stati Uniti, fine anni 90.

"Guarda da vicino", ci suggerisce una voce fuori campo.

La famiglia Burnham, splendido esemplare della middle class americana, cerca di opporre resistenza alle intemperie quotidiane. 
C'è Lester, uomo di 42 anni prossimo al licenziamento, che ha imparato a convivere con i suoi fallimenti; testimoni del suo declino la moglie Carolyn, bellissima neoquarantenne in pieno di delirio di onnipotenza, e la figlia Jane, adolescente scrupolosamente impegnata in attività di ostruzionismo familiare.
A completare l'inventario, c'è l'amica del cuore di Jane, tale Angela, teenager tutto pepe dedita al culto della bellezza (la sua), e c'è Ricky, il figlio dei vicini, pusher e filmaker.
A far da scenografia, una deliziosa villetta di periferia lontana dal caos metropolitano, lunghi viali alberati, case senza recinzioni, prati regolarissimi dal verde brillante: una perfetta geometria di linee entro le quali confinare il proprio mondo e proteggersi dall'estraneo, dal diverso.

Una famiglia come tante, con tante buone maniere e sane abitudini, che si ritrova seduta allo stesso tavolo, nell'imbarazzo, facendo finta di avere qualcosa da raccontarsi.
La vita del quartiere viene documentata da Ricky, che da provetto James Stewart, riprende dalla finestra  ciò che accade all'interno delle mura di casa Burnham per riempire il vuoto che lo circonda imposto dal padre, il colonnello Fitts, omofobo e autoritario. 
Totalmente ignari della disperazione che abita le case accanto sono i due nuovi vicini, una coppia di ragazzi omosessuali, davanti alla cui vista l'ex marine si ritira con paura maccartista.


"Guarda da vicino".

Come un dettagliato studio di settore, il film ci mostra le dinamiche di un nucleo di persone che vivono sotto lo stesso tetto e che non hanno ormai più niente in comune; ci racconta l'omofobia attraverso gli occhi del colonnello Fitts che, credendo la misantropia del figlio sintomo di inclinazioni omosessuali, lo aggredisce con inaudita violenza quasi a voler soffocare con la forza una condizione per lui inaccettabile e innaturale. Soltanto alla fine, si scoprirà che tale aggressività è il risultato di una sessualità repressa.


Italia, 2016.

Ai tempi del DDL Cirinnà, la sguardo vicino di Mendes potrebbe forse aiutarci a riflettere e a domandarci se abbia ancora senso parlare di unioni più o meno giuste, cercando a tutti i costi di dare una definizione al concetto di famiglia.

Guardando da vicino, si accorgiamo che l'unico rapporto sincero e sinceramente vissuto, è quello dei due ragazzi omosessuali costretti a crearsi un microcosmo capace di arginare lo sguardo disgustato del colonnello.

Basterebbe guardare "da vicino" per accorgersi che è spesso sotto i sepolcri di una villetta imbalsamata che si cova l'odio, la diffidenza. E' dentro le mura di casa Fitts che si scatena la violenza.

E' cercando di abbattere (in modi sicuramente contestabili) la ferrea rigidità della moglie e il suo bisogno di aggrapparsi a qualcosa di tradizionale, di conosciuto, di sicuro, che Lester riacquista la lucidità.

E' attraverso occhi dell'eccentrico Ricky che Angela riesce a vedere la bellezza. E riesce a vederla persino in un sacchetto di plastica.



Cecilia Brogi





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DieSseA e PiDiPi


Ultimamente si sente molto parlare di DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento), ma un po' meno diffuso, al di fuori dell’ambiente scolastico o terapeutico, è il concetto di PDP (Piano Didattico Personalizzato).
Molti genitori, infatti, dopo aver seguito l’intero iter di valutazione per raggiungere la certificazione diagnostica di DSA, si sentono nominare più volte questo termine, ma non sempre risulta chiaro a cosa si riferisce e a cosa serve.
In questo articolo, dunque, parlerò del Piano Didattico Personalizzato (PDP), soffermandomi sull’uso e sull’importanza di questo strumento.

Come dicevamo, il PDP è per l’appunto uno strumento che nasce inizialmente per gli studenti DSA, citato all'interno della legge 170/2010 e delle linee guida seguenti.

All’interno di questo documento viene riportata la programmazione didattica personalizzata che tiene conto delle specifiche difficoltà segnalate nella diagnosi. La compilazione del PDP è compito della scuola (in particolare del consiglio di classe), ma rappresenta un patto d'intesa fra docenti, famiglia e istituzioni socio-sanitarie nel quale vengono definiti gli interventi didattici individualizzati e personalizzati, gli strumenti compensativi e le misure dispensative che servono all'alunno per raggiungere in autonomia e serenità il successo scolastico.
Ma vediamo nello specifico alcuni punti fondamentali.

Quando e da chi va redatto il PDP?
Il PDP va redatto a cura del Consiglio di Classe:
• all’inizio di ogni anno scolastico entro il primo trimestre per gli studenti con diagnosi già consegnata e protocollata presso la scuola;
• per le prime diagnosi di DSA consegnate durante l’anno scolastico, subito dopo la consegna a scuola da parte della famiglia.


Quale iter deve seguire la scuola per la compilazione del PDP?
La scuola dovrebbe seguire queste tre fasi:
- Incontro dei docenti con la famiglia e lo specialista al fine di acquisire quante più informazioni possibili sulla difficoltà dell'alunno, ma anche sui suoi punti di forza indispensabili per il benessere del ragazzo.

- Stesura del documento da parte del Consiglio di Classe. Ogni insegnante potrà indicare per la propria materia quali sono gli obiettivi didattici personalizzati che propone allo studente e quali misure dispensative (per esempio dare più tempo, programmare le interrogazioni ecc) e strumenti compensativi (quali uso di mappe, formulari o sintesi vocale) suggerire per il raggiungimento di tali obiettivi.

- Condivisione con la famiglia e con l’alunno, che devono essere a conoscenza e d’accordo di quanto è stato deciso e, quindi, firmare il documento.

Può essere modificato durante l'anno?
Il PDP può essere modificato ogni qualvolta sia necessario. Infatti l’alunno con il tempo acquisisce sempre più autonomia e sicurezza, e magari, crescendo, ha necessità di cambiare anche le strategie che utilizza e gli obiettivi didattici precedentemente identificati.

Perché fare un PDP?
Oltre ad essere un atto dovuto perché presente nella normativa in materia di DSA, il PDP, sul piano pratico, è:
 - uno strumento che orienta e monitora il lavoro didattico;
 - uno strumento fondamentale per lo studente che potrà così accedere a tutto ciò che gli è necessario anche in sede di esami di stato, in quanto la normativa permette l'uso di quanto già concesso durante gli anni scolastici;
 - un documento che "racconta" la storia scolastica del ragazzo, al quale qualsiasi docente può accedere, sia esso di ruolo che sostituto.

E’ necessaria una diagnosi per la compilazione del PDP?
NO! Il PDP può essere compilato dalle insegnanti anche in assenza di una diagnosi, quando ritengono che un alunno abbia un Bisogno Educativo Speciale (BES). Non apriremo in questa sede il grande capitolo dei BES, ma rientrano in questo gruppo i seguenti casi:
- Alunni che hanno avuto precedenti diagnosi di disturbi evolutivi, quali ADHD, Disturbi del Linguaggio, Disturbi della coordinazione motoria o Disturbi non-verbali.
- Alunni con svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale.
“Tali tipologie di BES dovranno essere individuate sulla base di elementi oggettivi, ovvero di ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche” (Area dello svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale, CM MIUR n° 8-561 del 6/3/2013).

Mentre in presenta di una diagnosi di DSA, è obbligo della scuola compilare il PDP, in questi casi questa può decidere in maniera autonoma, se utilizzare o meno lo strumento.
“La scuola può intervenire nella personalizzazione in tanti modi diversi, informali o strutturati, secondo i bisogni e la convenienza. (…) il Consiglio di Classe è autonomo nel decidere se formulare o non formulare un Piano Didattico Personalizzato con eventuali strumenti compensativi e/o misure dispensative, avendo cura di verbalizzare le motivazioni della decisione” (Piano Didattico Personalizzato, pag. 2 Nota Ministeriale MIUR del 22/11/2013, n°2363)

E’ importante ricordare che ogni alunno DSA o BES è un individuo unico e particolare, pertanto non si può pensare che ciò che va bene a un alunno vada bene anche all’altro. Quindi affinchè un PDP sia efficace deve realmente essere un PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO costruito ad hoc per il singolo studente.





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2 edizione BOCCHE E BOCCACCE

LOGOPAIDEIA
 organizza
GIORNATA FORMATIVA

2° EDIZIONE

ULTIMI POSTI
80 EURO PROFESSIONISTI
65 EURO STUDENTI
(+ 4%  E NO I.V.A.)




Sabato 27 febbraio 2016
dalle 9.30 alle 18.00
presso il centro LOGOPEDEIA



BOCCHE E BOCCACCE
  Le Prassie Articolatorie

 POSTI LIMITATI A 20 ISCRITTI

a grande richiesta apriamo un'altra data per la giornata di formazione sulle prassie articolatorie

La giornata sarà interamente dedicata alle prassie fono-articolatoie: movimenti specifici della lingua e delle labbra che ci permettono di articolare bene un determinato fonema e alla sperimentazione delle posizioni corrette per poterli impostare adeguatamente.

MATERIALI
Con l'ausilio di materiale quali pezzetti di carta, candeline, cannucce, caramelle, massaggiatori gengivali, abbassalingua,yougut, nutella, palline da ping pong, flauti, fischietti, spazzolini da denti e tanti altri strumenti ancora sperimenteremo le diverse posizioni che devono assumere gli organi fonatori per prepararsi all'articolazione. Andremo ad analizzare le difficoltà che si possono incontrare  e le posture di compenso che spesso vengono assunte non solo dai nostri piccoli o grandi pazienti con difficoltà articolatorie, ma anche da noi stessi.
Una piccola parte della giornata sarà dedicata alla visione di video dove gli esercizi appena sperimentati vengono proposti a diverse tipologie di pazienti, così da poter avere un quadro più completo sulla possibile applicazione delle prassie, sulle difficoltà che si possono incontrare e sulle modalità per affrontarle.

I METODI
Nel Metodo Oralista Cognitivo secondo De Filippis è data una grande importanza alla preparazione degli organi fonatori per poter impostare in maniera corretta un fonema.
Non sempre infatti i nostri piccoli pazienti hanno una percezione corretta dello spazio buccale e dei movimenti che in esso può compiere la lingua. Che ciò sia dovuto a patologie sensoriali (es. la sordità) o neuro- muscolari (disprassia, cerebrolesioni infantili)  o ad un disturbo delle capacità fono-articolatorie (disturbo fonetico fonologico) o patologie croniche (es. otiti o adenoidi) o di mal-occlusione, se vogliamo ottenere una correzione dell'articolazione dobbiamo lavorare inizialmente sulla percezione, sensorialità e forza muscolare dell'apparato fonatorio. 
Uniremo le conoscenze della posturologia per evitare che posizioni del corpo, del collo e dell'apparato fonoarticolatorio sbagliate ostacolino l'articolazione o scompensino equilibri già esistenti. E' quindi importante accorgersi e correggere eventuali posture sbagliate per ottenere un risultato migliore in minor tempo.

DOCENTI
La giornata sarà tenuta da Viviana Gaglione (logopedista), Isabella De Maria (logopedista) e Cecilia Brogi (logopedista) che uniranno le conoscenze operative del Metodo Oralista Cognitivo (De Filippis) e della posturologia per sperimentare e apprendere, prima di tutto su noi stessi, e poterlo poi riproporre ai nostri pazienti.

LUOGO
La giornata si svolgerà a Milano, presso il World Service, piazza 4 novembre (di fronte alla stazione centrale)  dalle 9.30 alle 18 con un'ora dedicata al pranzo.

MODALITA' DI ISCRIZIONE
Il costo della giornata  è di 
80 euro + 4% NO IVA per tutte le figure professionali 
65+4% NO IVA per gli studenti 

Per tutte le informazioni e per l'iscrizione potete contattare i seguenti numeri 393.9309437 o scrivere alla mail logopaideia.milano@gmail.com
 
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Giocattoli e stereotipi di genere


Passando davanti alla vetrina di molti negozi di giocattoli, risulta evidente una suddivisione piuttosto netta fra giocattoli “da maschio” e giocattoli “da femmina”: da una parte trenini, macchinine e supereroi, dall’altra bambole, trucchi e gioielli; in una parte risaltano i colori blu e azzurro intenso, nell’altra i toni sono quelli del rosa e del violetto.

Le case produttrici di giochi vanno a colpo sicuro, sapendo che – nella maggior parte dei casi - i bambini sono attratti da determinati giochi e le bambine da altri e pertanto puntano direttamente su ciò che possa indurre all’acquisto e garantire il successo immediato del giocattolo.

In tutto questo a mio avviso c’è (o ci dovrebbe essere…) anche una responsabilità sociale e culturale, oltre che genitoriale: come vogliamo crescere i bambini di oggi / adulti di domani? Quali valori desideriamo insegnare loro? Quali stimoli riteniamo fondamentali per il loro sviluppo?

Ricorderò sempre la domanda che mi ha posto una bambina di 7 anni, mentre sostavamo davanti ad una di queste vetrine: “Perché i giochi interessanti sono solo nella parte per i bambini?”. Alla mia domanda su quali fossero, a suo avviso, i giochi interessanti, lei ha risposto: “Quelli che permettono di scoprire il mondo, come il telescopio e il microscopio!”. Abbiamo osservato con attenzione la vetrina per le bambine e non abbiamo trovato nulla di simile, se non bambole, trucchi e gioielli. In questa riflessione c’è la profondità di una giovane donna che ha già capito che alcune attività vengono considerate appannaggio di un genere, con esclusione dell’altro.

Anche noi genitori – questo bisogna dirlo – facciamo la nostra parte: un recente studio condotto dall’Università di Bologna ha indagato la relazione tra gli stereotipi di genere dei genitori nei confronti della matematica e la percezione di bambine e bambini dai 6 anni in su, relativa alla propria abilità in questa materia. La ricerca, guidata dal Dott. Carlo Tommasetto, ha coinvolto circa 250 bambine e bambini di diverse scuole primarie, i loro insegnanti ed i loro genitori. Dai risultati è emerso un fatto che ci invita a riflettere: lo stereotipo di genere sulla matematica influenza le bambine fin dai primi mesi della scuola primaria. La percezione della propria abilità, infatti, viene condizionata soprattutto dai giudizi dei genitori, più che dalle valutazioni degli insegnanti. Se i genitori tendono a considerare le bambine meno portate per la matematica rispetto ai bambini, loro tenderanno a percepirsi meno capaci di quanto effettivamente siano.

Questo ci porta a riflettere su come i nostri giudizi, i nostri comportamenti ed i nostri pensieri influiscano sui desideri e sulle percezioni dei nostri figli. Subiamo tutti dei condizionamenti, che ci piaccia o no: l’ambiente lavorativo, la situazione economica, il contesto sociale, la cultura di appartenenza, il tipo di istruzione a scuola e l’educazione in famiglia, sono tutti fattori che contribuiscono a determinare come siamo. 

Ecco perché il nostro compito genitoriale ed educativo dovrebbe essere, in mezzo a tanti stimoli settoriali e giudicanti, anche quello di invogliare alla scoperta, di portare all’arricchimento emotivo, di spronare alla fantasia e alla curiosità, di favorire il movimento e le attività all’aria aperta ma, più di ogni altra cosa, di permettere ai nostri figli di sperimentare quanti più stimoli possibili e di scoprire le proprie inclinazioni. In questo modo permetteremo loro di crescere in modo armonioso ed equilibrato, accompagnandoli all’autonomia e alla capacità di fare scelte ponderate, senza sostituirci a loro.

“La mia materia preferita è scienze” ha aggiunto la bambina “ed il mio sogno più grande è avere un telescopio per guardare le stelle”. Ti auguro di guardare sempre lontano.

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Laboratorio di Apprendimento: esplorare e potenziare il proprio modo di apprendere

Siamo vicini alle vacanze di Natale e inevitabilmente si fanno i primi bilanci sull'andamento della scuola: la verifica è andata male; i compiti non sono finiti; il genitore, o chi per lui (che affianca nello studio quotidiano il ragazzo), non vede i risultati sperati... nonostante il tempo dedicato. 

E allora sorge spontanea una domanda: come migliorare, rendere efficace il tempo di studio? Come aiutare i propri figli a diventare autonomi? 
Insomma, la scuola spesso è un luogo dove ci si confronta con le difficoltà dei propri figli, che -sempre più- si trovano nella condizione di non sapere, di non capire come studiare. 

Ecco, perché, diventa centrale accompagnare i bambini e i ragazzi, nell'attiva ricerca del proprio metodo di studio. Che non può essere uguale per tutti, ma che va calato e adattato sulla singola persona e sulle sue caratteristiche e peculiarità.

Ancora di più, questo discorso vale se parliamo di ragazzi con DSA (disturbi specifici di apprendimento) o più in generale BES (bisogni educativi speciali); ovvero di quella popolazione scolastica, in costante aumento, che necessità di strumenti compensativi adeguati, per permettergli di raggiungere quegli obiettivi scolastici che -altrimenti- gli sarebbero preclusi. 

Attenzione, però, questo non significa avere la strada facile e spianata. 

Vuol dire, al contrario, dover dedicare tempo ed energie a capire quali siano le proprie modalità di funzionamento. Sennò si corre il rischio di dipendere sempre e comunque da una figura adulta. 

Il Laboratorio di Apprendimento ha proprio questa funzione: accompagnare il ragazzo, guidarlo verso la scoperta delle proprie competenze e risorse, degli strumenti -per lui più adatti- a raggiungere gli obiettivi scolastici. 

L'adulto diventa, perciò, un facilitatore dell'apprendimento. Non si sostituisce all'allievo, ma gli restituisce ciò che emerge dal lavoro. 

Lo aiuta a ricomporre il puzzle del proprio apprendimento, con strumenti adeguati e funzionali a potenziarlo. Per la nostra équipe (formata da educatori, pedagogisti, mediatori scolastici) l’importante non è finire i compiti, ma piuttosto acquisire metodi e strumenti per poter volare cioè affrontare i compiti in autonomia

Per noi fondamentale è partire dalla costruzione di uno spazio di relazioni significative: “la mia difficoltà è anche la tua, affrontarla insieme è meglio”. 

E infatti, il Laboratorio di Apprendimento prevede due fasi: nella prima, chiamata software training, un educatore affianca l'allievo scoprendo con lui come gli strumenti tecnologici (quali il computer e i software compensativi) possano sostenerlo nello studio e potenziarne i risultati, partendo dalle modalità di studio che sono già state sperimentate; nella seconda fase, invece, l'allievo viene inserito in un piccolo gruppo (di 2/3 elementi). 

Ciò permette al bambino o ragazzo di avere uno spazio in cui confrontarsi con altri che hanno un'esperienza simile e -contemporaneamente- sperimentare uno spazio di autonomia, con un adulto professionista. 

Quali sono, quindi, le azioni principali previste dal nostro progetto? - Supportare i bambini e ragazzi nello studio e svolgimento dei compiti, proponendo nuove modalità di approccio ai testi anche attraverso l’uso di software compensativi; permettendo così l’emergere di maggiori consapevolezze sulle proprie difficoltà. 

Si possono portare soprattutto materie di studio e -insieme- si ricercano le strategie e gli strumenti più adeguati al singolo per poter affrontare con gradualità i compiti in autonomia; 
 - Stimolare relazioni significative in modo che il confronto sia momento di apprendimento e di maggiore consapevolezza; 
- Orientare famigliari e insegnanti fornendo una prima informazione sulle normative e sugli strumenti didattici con cui affrontare le difficoltà; 
- Proporre momenti di scambio e formazione a genitori e insegnanti; 

Il Laboratorio di Apprendimento è strutturato in modo che, accanto al lavoro settimanale con i bambini e i ragazzi, si costruisca -con la famiglia, la scuola e i servizi diagnostici- una stretta alleanza educativa. Solo quest'ultima può sostenere e dare valore al percorso di apprendimento. 

La famiglia, perciò, viene affiancata nella relazione con la scuola. 

Per co-costruire con tutti gli attori le modalità e le strategie più idonee per raggiungere gli obiettivi scolastici concordati. Questo lavoro di sinergia è per noi centrale, poiché solo in questo modo riteniamo possibile realizzare quella base sicura da cui i bambini e i ragazzi possono partire; per permettere a ognuno di recuperare un rapporto positivo con la scuola e con se stessi, rinforzando il proprio senso di competenza. 

Realizzare una forte collaborazione con le scuole, i servizi e le famiglie permette, infine, a ognuno di comprendere il proprio ruolo e di conseguenza di attivare con la massima efficacia le proprie risorse per affrontare le fragilità. 

Il Laboratorio di Apprendimento costituisce, all’interno del progetto riabilitativo, uno dei possibili interventi abilitativi di tipo pedagogico volti a favorire l’acquisizione e il normale sviluppo e potenziamento delle abilità scolastiche. 

Per il lavoro con gli allievi, il Laboratorio di Apprendimento mette a disposizione alcuni PC con i software necessari e dedicati, ma è possibile utilizzare strumenti già in uso, oppure portare il proprio pc. 

L’accesso al Laboratorio di Apprendimento avviene direttamente su richiesta della famiglia. Possono accedere al servizio famiglie con figli a partire dalla classe 3° della scuola primaria, sino all'università. 

Il Laboratorio di Apprendimento è un progetto di Anfibia Cooperativa Sociale, in collaborazione con il Centro Logopaideia.

Le attività si svolgono nella sede di Novate Milanese (Mi): in via Baranzate n. 49 Per informazioni e iscrizioni potete contattare la dott.ssa Elena Boldrin al numero 3463027179
Elena Boldrin


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